CONDIVIDI

(tratto da Sigmagazine #6 gennaio-febbraio 2018)

di Simone Schifeo

L’esponenziale successo riscosso ultimamente dai sistemi bottom feeder ha fatto sì che la loro produzione sia passata dalle mani degli artigiani a quelle dell’industria occidentale e da poco tempo anche orientale. Con questo salto il sistema si è evoluto tanto: si è passati dalle prime “scatolette” rudimentali composte da fili, molle, piastrine di contatto e una tazza forata a sistemi sempre più efficienti gestiti ed ottimizzati da circuiti elettronici e sistemi ibridi semi-meccanici. Ad oggi possiamo classificare i tipi di device bottom feeder in tre macro gruppi: meccanico, semi-meccanico e regolato.
Per sistema meccanico intendiamo semplicemente quel circuito che viene chiuso con un’azione, appunto, meccanica. In breve, la pressione di un interruttore chiude il circuito dando il via a quel flusso di corrente che permette alle resistenze degli atom di scaldarsi con il passaggio di corrente all’interno, arrivando alla temperatura di evaporazione dei liquidi che, diventando vapore, permettono di svapare. Nel tempo questi sistemi meccanici si sono evoluti di pari passo con lo svapo. Fino a qualche anno fa bastavano dei semplici fili e degli interruttori con carico massimo di pochi Ampere per rendere il sistema efficiente. Oggi, con l’utilizzo di fili sempre più spessi e di atomizzatori progettati per l’abbondante produzione di vapore, questi sistemi si sono dotati superfici di passaggio della corrente sempre più spesse, la cosiddetta lamella che ha sostituito quasi del tutto i classici cavi elettrici all’interno delle box. Seguendo il trend che porta i vaporizzatori ad essere sempre più piccoli e leggeri, le lamelle giocano un ruolo fondamentale, perché hanno permesso di ridurre sempre più gli ingombri. Per contro le molle di fusione sono scomparse e le piastrine di contatto sono diventate molto più spesse di un tempo. Questo è andato a discapito della sicurezza di questi sistemi, che devono infatti essere utilizzati solo da un’utenza molto esperta, in grado di costruire build adatte alla portata di scarica delle batterie, tenendo presente che l’erogazione è direttamente proporzionale alla carica della batteria. Dunque servono build che riescano a vaporizzare il liquido evitando di raggiungere temperature troppo alte nelle camere di evaporazione, cosa che pregiudicherebbe la resa dell’intero sistema. Purtroppo la tendenza è quella di ideare mod sempre più piccole a scapito della sicurezza: sono già da un po’ spariti fusibili e molle di carico che in caso di corto andavano a collassare su loro stesse, aprendo il circuito. I pro di questo sistema sono la facilità di utilizzo e la poca manutenzione che richiedono: per tenerle efficienti basta pulire periodicamente punti di trasporto della corrente e punti di contatto, senza mai dimenticare che è necessario controllare periodicamente l’integrità di tutti i componenti per garantire la sicurezza nell’utilizzo. Ricordiamo in ogni caso che si tratta di oggetti rivolti ad un’utenza esperta, che conosce bene tutti i rischi del caso.
Con semi-meccanici si intendono tutti quei sistemi che sono alla stregua di un circuito meccanico ma che integrano nel circuito delle piccole sicurezze o dei componenti elettronici. Essi sono strutturati come i meccanici dove però la chiusura del circuito avviene grazie a degli switch su sistemi elettronici e non con la pressione meccanica di un interruttore. Ultimamente si parla tanto di box con mosfet, che altro non è che un componente elettronico che chiude il circuito senza “sofferenza”, come si dice in gergo. In questo caso si tratta di un pulsante fisico posto sulla scheda elettronica. Il vantaggio di questo tipo di sistema è la quasi totale assenza di manutenzione, a parte il solito controllo periodico di tutti i componenti che garantiscono il buon funzionamento del circuito. Pur essendo anch’essi rivolti ad utilizzatori esperti e consapevoli, i semi-meccanici – grazie ai circuiti con varie caratteristiche e features integrate –sono più user friendly dei sistemi totalmente meccanici. Molti device semi-meccanici, infatti, sono protetti da sistemi di blocco tasto, da limiti di erogazione e/o da sistemi di gestione della scarica e della carica residua delle batterie.
L’ultimo, ma non per questo meno importante, sistema di svapo è il circuito elettronico. Si tratta di un sistema di gestione della potenza di erogazione alimentato dalle celle di una batteria. Questi sistemi, inizialmente denominati Vari-Volt o Vari-Watt, permettono all’utilizzatore di modulare, gestire e controllare l’erogazione della mod sulle resistenze dell’atom, permettendo al vaper di andare a intervenire direttamente sulla quantità di corrente fornita alle resistenze. Salvo malfunzionamenti, questo sistema ha dalla sua la quasi totale sicurezza nell’utilizzo della sigaretta elettronica, essendo munito dei vari controlli di resistenza, di polarità della cella, di temperatura e di cortocircuito. Nell’arco della sua evoluzione si è partiti da circuiti in grado di intervenire solo sull’intensità di erogazione, per arrivare alla possibilità di regolare la temperatura del calore sprigionato dalle resistenze con l’ausilio di parametri che rapportano il tempo di erogazione e la sua intensità alla resistenza dell’atomizzatore al tipo di filo utilizzato. In questo modo si riesce a regolare la temperatura della svapata nel tempo per evitare di raggiungere temperature troppo alte in camera di evaporazione, diminuendo il rischio di generare e successivamente inalare sostanze potenzialmente tossiche. Esistono tantissimi tipi di circuiti con sempre più funzioni integrate. Si va dalle utility, come il sopracitato controllo della temperatura, al monitoraggio in tempo reale di valori di potenza, resistenza e stato di carica delle batterie fino a infinite possibilità di personalizzazione della grafica, con l’ausilio di device che vedono da pochi mesi l’introduzione di schermi Lcd. L’evoluzione dei circuiti dedicati allo svapo è costante e velocissima. Dalla loro questi sistemi dotati di circuiti completamente elettronici hanno la sicurezza: si fermano in caso di cortocircuito, in caso di surriscaldamenti anomali o in caso di resistenze troppo basse. E anche se la pratica del sub-ohm è di uso comune in qualsiasi sistema di svapo, è bene che il vaper alle prime armi si avvalga dell’ausilio di un circuito che gli garantisca il funzionamento perfetto del sistema.