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di Barbara Mennitti

L’allarme lanciato pochi giorni fa dall’American Cancer Society, trova eco oggi nei lavori del quinto Global Forum on Nicotine. Uno dei principali ostacoli alla diffusione della sigaretta elettronica come strumento di riduzione del danno per i fumatori è la disinformazione. Uno studio presentato alla platea di Varsavia da Grant O’Connell di Fontem Ventures e basato sull’analisi dei dati del più recente Popular Assessment on Tobacco and Health Study (che esamina l’uso e gli effetti del tabacco sulla popolazione americana) dipinge un quadro preoccupante. La percentuale di fumatori adulti che considera il vaping dannoso quanto il fumo o addirittura di più, è passata dal 43 per cento del 2013 al 57 del 2015.
La situazione peggiora se si prende in esame tutta la popolazione, inclusi i non fumatori. Nel 2013 era il 54 per cento a ritenere la sigaretta elettronica altrettanto o più dannosa di quella di tabacco e due anni dopo questa percentuale aveva raggiunto il 65 per cento. “È preoccupante – ha commentato O’Connell – che nonostante l’aumento delle prove scientifiche che dimostrano che il vaping è meno dannoso del fumo, i fumatori che possono trarre vantaggio dal passaggio all’elettronica non ricevono il giusto messaggio”.
È una conclusione confermata da dati di molte altre analisi e che, purtroppo, non si limita agli Stati Uniti. Anni di campagne denigratorie, studi approssimativi e titoli ad effetto hanno lasciato un retaggio di disinformazione sul tema che ormai è diventato una delle più urgenti questioni da affrontare. Perché in ballo c’è la salute di tanti fumatori.