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(tratto da Sigmagazine #10 settembre-ottobre 2018)

di Riccardo Polosa

Lo scorso 3 luglio 2018 Public Health England, in collaborazione con Office for National Statistics, ha pubblicato un aggiornamento dei propri profili di controllo del tabacco diffondendo i dati sull’abitudine al fumo in Inghilterra nel 2017. Sebbene il numero delle morti attribuibili al fumo di sigaretta convenzionale sia ancora alto (78mila solo nel 2016), oggi nel Regno Unito ci sono 3 milioni di persone che usano le sigarette elettroniche e più della metà di loro ha abbandonato il fumo di sigaretta convenzionale. La crescente popolarità delle elettroniche ha spinto inesorabilmente verso il basso il tasso del tabagismo con una prevalenza che si è ridotta al 15 per cento in soli tre anni. Dal 2014, ci sono 1 milione di fumatori in meno. Dal 2011, anno in cui la prevalenza dei giovani fumatori si attestava a più del 25 per cento, si è giunti al 18 per cento del 2017 e, sebbene il numero di fumatori sia nettamente diminuito, ciò che desta particolare attenzione è che la prevalenza dello svapo rimane più o meno la stessa. A dimostrazione del fatto che sono stati gli stessi svapatori a smettere completamente di fumare.
Attualmente i vaper inglesi sono più uomini che donne e l’età in cui lo strumento è più usato è quella compresa tra 35 e 49 anni. A provarla sono più i fumatori che gli ex fumatori e per quanto riguarda l’accesso allo svapo per i non fumatori, solo lo 0,4 per cento del campione che non aveva mai fumato ha riferito di aver svapato. L’utilizzo delle ecig è, per la metà dei soggetti intervistati nell’indagine di PHE (il 48,8 per cento), riconducibile alla voglia di iniziare a smettere di fumare. Novecentomila persone nell’ultimo anno hanno smesso sia di fumare, sia di svapare. E seicentomila fumatori hanno cambiato il loro stile di vita. Una percentuale significativamente più alta rispetto a quella osservata nel 2014 quando solo il 3,7 per cento dei fumatori aveva provato l’elettronica. Si stima che ci siano stati circa 485mila ricoveri ospedalieri attribuibili al fumo nel 2016-2017. Ridurre la prevalenza del fumo di sigaretta è quindi un obiettivo principale per il governo che ha stabilito un obiettivo di prevalenza del fumo per il Paese del 12 per cento entro il 2022. L’Inghilterra, ricordo, è stata la prima a garantire ai medici di medicina generale la possibilità di prescrivere le sigarette elettroniche come strumento efficace per aiutare a smettere. Ed è stata anche la prima a pianificare una campagna di comunicazione istituzionale che includeva l’uso delle ecigarette come metodo per smettere di fumare (Stoptober 2017).
Quelli sin qui descritti sono risultati eccezionali che raccontano una rivoluzione epocale firmata proprio dal Paese che più di tutti ha dimostrato straordinaria capacità di promozione sanitaria, utile a prevenire le morti e a salvare milioni di vite umane. L’Italia sta invece perdendo una grande opportunità e, se i nostri nuovi governanti hanno davvero a cuore la salute dei loro cittadini, devono cambiare nettamente approccio e adeguarsi al meglio al modello anglosassone, che ha ridotto il numero di fumatori promuovendo una rivoluzione culturale e sanitaria senza precedenti. Se a livello normativo il nostro Paese sembra restare a margine di questo cambiamento, dal punto di vista scientifico invece, l’Italia sarà il primo Paese ad avere un Centro di Ricerca dedicato alla riduzione dei danni da fumo. Io ho già l’onore di guidarlo e avrò presto il piacere di inaugurarlo nel Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi di Catania. L’obiettivo del CoEHAR, questo il nome del Centro, è quello di studiare gli effetti ed i danni prodotti sulla salute dal fumo di tabacco e di promuovere in particolare le strategie per contenere e ridurre il rischio fumo correlato attraverso l’impiego di nuove tecnologie.