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Studio sigarette elettroniche e ictus: anche l’autore ne ammette i limiti

Il lavoro rilanciato dall'American Heart Association continua a sollevare perplessità nel mondo scientifico: non prova che l'ecig causi malattie cardiovascolari.

Non si placano le polemiche intorno al “conference abstract” dello studio preliminare di Paul Ndunda dell’Università del Kansas, che parla di rischio aumentato di malattie cardiovascolari per chi utilizza la sigaretta elettronica. Come già segnalato su queste colonne, si tratta di un lavoro che sarà presentato durante l’International Stroke Conference in programma dal 6 all’8 febbraio prossimi a Honolulu. Eppure le conclusioni dello studio hanno già raggiunto i titoli dei giornali, grazie a un comunicato stampa diffuso lo scorso 30 gennaio dall’American Hearth Association (che organizza la conferenza) con il lapidario titolo: “Sigarette elettroniche legate a maggiore rischio di ictus, infarto e malattie coronariche”.
Subito il professore catanese Riccardo Polosa, interpellato da Sigmagazine, ha parlato “di un difetto di impostazione metodologica che non permette di stabilire il nesso di causalità”. Insomma, il metodo di ricerca applicato allo studio non stabiliva né che l’uso della sigaretta elettronica precedeva l’evento cardiovascolare, né che ne fosse la causa. Ancora più duro il giudizio del cardiologo greco Konstantinos Farsalinos che, spiegando in dettaglio perché lo studio non può essere considerato attendibile, parla apertamente di “negligenza e disinformazione epidemiologica” e di “conclusioni semplicemente sbagliate”.
Della questione si è occupato anche il settimanale americano Newsweek, che ha sentito altri esperti, ugualmente scettici sullo studio in questione. Aaron Scott dell’Università di Birmingham, per esempio dichiara: “Questo estratto non ci dice molto più di quello che già sappiamo. Molti utilizzatori di ecigarette sono ex fumatori e, in quanto tali, hanno una storia di consumo di tabacco e un rischio maggiore di malattie cardiache”. Sulla stessa linea anche il suo collega David Thickett che sottolinea come “questo tipo di studi osservazionali debbano essere supportati da studi di coorte (uno studio longitudinale sui fattori di rischio, ndr) seguiti nel tempo”.
Sempre sentito da Newsweek, lo stesso autore Paul Ndunda, pur dichiarando che il suo è il primo studio a mostrate l’associazione fra uso dell’ecigarette e ictus, ne ha ammesso i limiti. E cioè che, trattandosi di uno studio trasversale, non prova la causalità fra le malattie e il vaping e non quantifica l’uso dell’ecig e il fumo da parte dei partecipanti.
Ma, pur sgombrato il campo da tutti gli errori metodologici e ricondotto lo studio nella giusta prospettiva, rimane un quesito disturbante, già posto da Farsalinos. Perché un’organizzazione importante come l’American Heart Association diffonde con titoli fuorvianti uno studio, di cui non può non conoscere i limiti?

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