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di Stefano Caliciuri

Il professore Umberto Veronesi è morto. Punto di riferimento della comunità scientifica internazionale, è stato per lungo tempo direttore dell’Istituto di Tumori di Milano per poi dirigere l’Istituto europeo oncologico. Fino all’ultimo ha diretto anche la fondazione di ricerca che porta il suo nome. Veronesi è stato il primo teorizzatore della quadrantectomia tecnica per l’asportazione del tumore, meno invasiva della mastectomia, dimostrandone la validità terapeutica ma anche il migliore impatto psicologico sulla paziente.
Sua l’intuizione a cavallo del nuovo millennio di riflettere nella politica la passione e l’impegno nella ricerca. La Politica nel suo significato più nobile: l’idea forte era di mettere al servizio dei cittadini tutto quello che riusciva a scoprire. E se non riusciva continuava incessamente a ricercare, ricercare e ancora ricercare. Purtroppo la politica, quella fatta di partiti e palazzi, questa cosa non l’ha mai capita. Una sola breve parentesi al Ministero della Salute ha però dato il La alla creazione di quella che ancora oggi è la Legge Antifumo. Veronesi pose le basi, Sirchia completò l’opera.
Veronesi vedeva nella sigaretta elettronica uno strumento di contrasto al fumo. “Non ha effetti collaterali, non provoca tumori” soleva ripetere spesso. Noi di Sigmagazine abbiamo avuto il privilegio di intervistarlo due volte: la prima volta nel giugno del 2015, la seconda poco più di un anno dopo, lo scorso luglio. Le sue risposte erano fulminee, frecciate scoccate precise al centro del bersaglio. Non amava i giri di parole. Ne usava poche ma chiare, comprensibili e puntuali. Faceva parte del Comitato scientifico internazionale sulla sigaretta elettronica. Fu tra i primi firmatari dell’appello rivolto al Ministro Lorenzin per potenziare la ricerca sul fumo elettronico e favorirne la diffusione come strumento di riduzione del danno. Da parte del Ministro Lorenzin – che attualmente siede sulla stessa poltrona che fu proprio di Veronesi – bel gesto potrebbe essere finalmente dare risposta a quella lettera. Non lo ha fatto fino a ieri, lo faccia in segno di rispetto ed alla memoria di un uomo che ha vissuto al servizio della scienza e della salute pubblica. Come lui stesso amava dire rivolto ai suoi studenti: “Andate avanti perché il mondo ha bisogno di scienza e di ragione”.

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