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Ecig, Umberto Veronesi: “Una tassa che fa male alla salute”

Umberto Veronesi non ha bisogno di presentazioni. È il luminare per antonomasia, colui che ha fatto della ricerca scientifica e della prevenzione tumorale una ragion di vita. Già Ministro della salute, attualmente direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, quando si parla di salute non è mai sceso a compromessi: il paziente e la lotta contro la malattia prima di tutto, ad ogni costo. La ricerca scientifica però deve essere sostenuta da una corretta informazione e divulgazione. Soltanto in questo modo può avvenire la prevenzione e, di conseguenza, l’abbattimento dell’incidenza tumorale. Ha da sempre osteggiato e combattuto il fumo, il tabacco e le sigarette, dalla cui combustione scaturiscono sostanze tossiche e cancerogene. Non è così però per la sigaretta elettronica. In questa intervista esclusiva per Sigmagazine, il professor Veronesi spiega perché l’utilizzo della ecig non dovrebbe essere osteggiato dallo Stato.

Sigarette, sigari, pipa, sigaretta elettronica. Quattro strumenti differenti per assumere nicotina. Esistono differenze dal punto di vista della salute?
Con sigari, sigarette e pipa il fumatore, oltre alla nicotina, assume i cancerogeni che derivano dalla combustione del tabacco. Quando il tabacco raggiunge gli 800 gradi circa, vale a dire la temperatura chiamata di pirolisi, libera ben tredici idrocarburi policiclici cancerogeni, che sono quindi contenuti nel fumo e sono condensabili nel catrame di tabacco. Per questo il fumo è considerato il più potente cancerogeno conosciuto. Con la sigaretta elettronica si assume nicotina, ma non i cancerogeni.

E per quanto riguarda la sigaretta elettronica senza nicotina?
Dal punto di vista della salute non presenta alcun pericolo e soddisfa il fumatore dal punto di vista gestuale e della socialità del fumo, entrambe componenti importanti del tabagismo dal punto di vista psicologico.

Il fronte scientifico appare spaccato sulla sigaretta elettronica. Perché lei ritiene che sia uno strumento idoneo ad abbandonare la dipendenza dal tabacco tradizionale?
Perché appare come forma intelligente di riduzione dei danni da fumo in quanto mima la sigaretta, ma non contiene il tabacco, che ne è l’elemento cancerogeno. Inoltre può essere un metodo di disassuefazione. Esistono studi, uno dei quali svolto dall’Università di Catania, che dimostrano che chi vuole smettere di fumare può trovare in questo strumento un valido supporto. Certo, se si usano sigarette con nicotina rimangono i danni legati all’assunzione di questa droga, che possono essere rilevanti a livello cardiovascolare, a seconda della quantità assunta.

185539978-8b7d9deb-6a69-42a6-a0e4-9ac25a17b16dL’attuale tassazione equipara 1 ml. di liquido a cinque sigarette. Dal suo punto vista è una equivalenza verosimile?
Dal punto di vista della salute l’equivalenza non ha senso. Il liquido infatti è formato da glicole propilenico e glicerina vegetale, che sono innocui, mentre il tabacco, come abbiamo detto, è pericolosissimo. Dispiace vedere come uno strumento così prezioso per la salute sia tassato in modo da renderlo inutilizzabile.

Inalare vapore a lunga scadenza potrebbe arrecare danni alla salute o, peggio ancora, esser causa tumorale?
Il liquido e il processo di riscaldamento e inalazione hanno dimostrato finora di non provocare danni rilevanti. Dal punto di vista cancerogeno il pericolo non sussiste.

Molti svapatori maneggiano la nicotina allo stato liquido. In che quantità può diventare pericolosa?
Non mi risulta ci possano essere gravi danni da contatto. La quantità comunque è sempre rilevante, anche quando è assunta attraverso il fumo.

Perché l’utilizzo e la diffusione della sigaretta elettronica viene costantemente ostacolato dallo Stato sia con regole restrittive che con tassazione vessatoria nonostante possa ridurre l’utilizzo del tabacco tradizionale?
Semplicemente perché il Monopolio di Stato delle sigarette tradizionali porta entrate consistenti nelle Casse dello Stato.

Eppure un minor numero di fumatori significherebbe minor incidenza tumorale. E di conseguenza minore spesa sanitaria. Ne gioverebbe proprio lo Stato…
Sono pienamente d’accordo. Un caso di tumore al polmone costa molto a livello di intervento chirurgico e trattamenti chemio e radioterapici lunghi e ripetuti. Inoltre costa in ore di lavoro perso da parte di cinquantenni e sessantenni il cui contributo sociale è nel pieno del valore. Senza contare il dolore e la sofferenza umana.

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