CONDIVIDI

(tratto da Sigmagazine #6 Gennaio-Febbraio 2018)

di Marzia Del Monte

Siamo ormai certi dell’alta tossicità del fumo di sigaretta tradizionale, dell’esistenza di una stretta correlazione tra i disturbi della sfera psicologica e l’abuso di tabacco, siamo a conoscenza anche della stretta dipendenza fisica/psicologica che il tabagismo crea influenzando negativamente la condizione fisica e di salute psico-corporea delle persone che ne fanno uso. A tal proposito la professoressa Ann Mcneill dell’Istituto di psichiatria, psicologia e neuroscienze del King’s college di Londra, afferma che le persone con una condizione di salute mentale instabile hanno più del doppio delle probabilità di fumare rispetto alla popolazione generale. Circa il 16% degli adulti nella popolazione generale del Regno Unito fuma, ma questo può arrivare fino al 70% nelle unità psichiatriche.
Anche in soggetti che non hanno problemi psicologici conclamati, l’uso di sigaretta tradizionale puo creare dipendenza psicologica e danni seri alla salute propria e di chi vive nello stesso habitat. La sigaretta sembra rappresentare per il fumatore una pseudo soluzione temporanea contro ansia, angoscia, senso di sfiducia, una sorta di “medicina per lo spirito”, poiché la motivazione all’utilizzo della nicotina è connessa agli effetti che essa è in grado di produrre sul tono dell’umore, sulle funzioni cognitive, sul comportamento e alle capacità di rinforzo e di gratificazione alle quali parecchi individui risultano particolarmente sensibili e rinforzati positivamente dall’uso della stessa.
Il fumo dunque fa star male e bene allo stesso tempo, migliora lo stato d’animo ma peggiora sensibilmente le condizioni di salute. Si stima che in media i fumatori affetti da patologia psichica, muoiano significativamente prima rispetto alla popolazione generale e il fumo probabilmente contribuisce a questo verificarsi di decessi prematuri.
In questo quadro generale che appare non certo roseo, ci domandiamo perché negli ambienti di cura dove queste persone si rivolgono e dove vengono prese in cura non si pensa d’inserire l’utilizzo di un dispositivo medico come la sigaretta elettronica, creato proprio per incoraggiare la disassuefazione? Perché non proporre l’ecig negli ambienti della salute mentale ma anche nei nosocomi, nelle strutture di medicina generale se è così lampante la correlazione negativa e sfavorevole patologia/fumo?
Tees, Esk and Wear Valli NHS Foundation Trust (TEWV) e i professionisti che si occupano di servizi nella salute mentale nella contea di Durham, Darlington, Tees Valley, York e gran parte del North Yorkshire, hanno ad esempio proposto l’uso della sigaretta elettronica con l’obiettivo di far smettere di fumare nei servizi sanitari d’urgenza, di maternità e di salute mentale, introducendo una “politica sanitaria senza fumo”. Gli obiettivi della politica senza fumo sono quelli di proteggere la salute degli utenti dei servizi di salute mentale, promuovendo anche un ambiente di lavoro sano aprendo la possibilità di disassuefazione anche al personale impiegato in tali servizi.
Questa fondazione ha cercato modi innovativi per supportare la cessazione del fumo attraverso delle linee guida da seguire che prevedono l’offerta di sigarette elettroniche gratuite al momento del ricovero in ospedale per gli utenti dei servizi che necessitano di gestione della nicotina. Si è visto che le sigarette elettroniche e le terapie sostitutive della nicotina hanno contribuito a ridurre notevolmente i tassi di fumo. Fra gli utenti del servizio di salute mentale a cui è stata data la possibilità di utilizzare sigarette elettroniche durante un ricovero (offrendo loro dispositivi monouso gratuiti), i tassi dei fumatori sono scesi dal 43% al 28% da marzo 2016. L’introduzione della sigaretta elettronica nel piano terapeutico dei servizi di salute mentale ma anche dei servizi di medicina generale, potrebbe essere una strategia bio-psico-sociale più funzionale nella gestione sia della malattia fisiologica che psicologica del paziente, cambiando in meglio anche l’ambiente di vita della persona.
Concludendo questa breve analisi si potrebbe seriamente pensare anche in Italia d’introdurre il fumo elettronico all’interno dei percorsi terapeutici proposti nei servizi pubblici e nelle strutture di ricovero ma anche negli ambienti di lavoro come già sperimentato in altri Stati. Introducendo la sigaretta elettronica nei nostri servizi sanitari e integrandola con i piani terapeutici studiati ad hoc per il paziente, si eviterebbe l’instaurarsi di patologie fisiche concomitanti gravi e peggiorative del quadro clinico, si darebbe l’opportunità di usare uno strumento gratificante ma molto meno dannoso; questa politica renderebbe migliore senza dubbio la “quality of life” del paziente stesso ma anche la sua aspettativa di vita.