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di Stefano Caliciuri

Uno Stato di polizia. Non ci sono altre parole per definire quanto accaduto a Forlì in occasione della fiera della sigaretta elettronica, lo Svapor Expo. Decine di finanzieri sono entrati nel padiglione e altrettanti lo hanno circondato, impedendo l’ingresso ai visitatori e pedinando chiunque uscisse per controllare il contenuto del bagagliaio dell’automobile.
Gli espositori della fiera si sono visti staccare verbali da decine di migliaia di euro per il mancato versamento dell’imposta sui liquidi di ricarica per sigarette elettroniche. Nonostante i liquidi a zero nicotina siano sospesi dall’imposta e i liquidi con nicotina siano assoggettati a deposito fiscale. Dalle ore 18 il padiglione di Forlì è stato preso d’assalto dalla Guardia di Finanza: nastri bianco-rossi a delimitare la zone in cui si poteva transitare, come nei peggiori film polizieschi.
E decine di agenti scandagliati in fiera per sequesratre liquidi con e senza nicotina. Come già accadde qualche settimana fa, la mossa della finanza è preventiva: l’imposta deve essere versata dal deposito fiscale ma se il negozio vende ad un prezzo inferiore la tassa significa che l’ha evasa. Non è così. Ognuno è libero di vendere al prezzo che ritiene opportuno. D’altronde, i discount non vendono bottiglie di grappa a 3 euro? Ovvero, a prezzo che non giustifica nè l’accisa sugli alcolici che il ricavo del venditore? Contro il settore del vaping è in atto una offensva senza precedenti da parte di un’agenzia dello Stato che dovrebbe semplicemente tutelare il consumatore e applicare quanto voluto dalla politica. L’impressione è che Aams voglia rappresentare il potere monopolistico a prescindere dalle indicazioni politiche. L’apparato monopolistico voluto dal governo D’Alema corrisponde ad una struttura cementificata ma in realtà dovrebbe applicare quanto delineato dalla politica. L’azione dimostrativa effettuata a Forlì rappresenta una pessima rappresentazione dello Stato.
Domani, domenica 11 marzo, la fiera di Forlì aprirà con due ore di ritardo per protestare contro la dimostrazione di forza messa in atto da una squadra di finanzieri che anziché tutelare il bene pubblico ha dato dimostrazione di voler assecondare il potere consolidato.