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(articolo tratto dalla rivista cartacea bimestrale Sigmagazine #9)

di Patrizia Cavalli

Nell’autunno del 2010 gli svapatori cominciarono a discutere sui forum online di una possibile regolamentazione europea delle sigarette elettroniche, in concomitanza con la procedura di consultazione pubblica sulla revisione della direttiva sui prodotti del tabacco, nota come Tpd. Per la prima volta, infatti, veniva ventilata la possibilità di disciplinare i prodotti del vaping assimilandoli a quelli del tabacco. Fino ad allora, gli approcci dei diversi Stati variavano dalla commercializzazione senza previa autorizzazione come prodotti di consumo alla ben più restrittiva classificazione come prodotti farmaceutici, vietando, di fatto, la vendita dei liquidi contenenti nicotina. Per dar voce ai vaper nel corso del 2011 nacquero in Europa le prime associazioni di consumatori: Ecca nel Regno Unito, Ig-Ed in Germania e Nds in Norvegia.
Nel dicembre del 2012, la Commissione europea annunciò la sua proposta di revisione nella quale veniva ampliato il campo di applicazione della Tpd, includendo i prodotti contenenti nicotina quali le sigarette elettroniche. La bozza prevedeva di limitare la concentrazione di nicotina nei liquidi a 4 mg/ml e non più di 2 mg per unità; oltre queste soglie, i prodotti avrebbero potuto essere autorizzati unicamente come medicinali. Sempre più svapatori presero coscienza dei pericoli che incombevano sulla loro libertà di scelta e tra il 2012 e il 2013 furono costituite Vaper in Ungheria, Savutta RY in Finlandia, Cav nella Repubblica Ceca, Aiduce in Francia, Dadafo in Danimarca, Acvoda nei Paesi Bassi e Helvetic Vape in Svizzera.
Nell’autunno del 2013 Ig-Ed e Aiduce consegnarono a Strasburgo due petizioni corredate da rispettivamente 27.500 e 39mila firme, entrambe volte a difendere uno svapo che non fosse classificato né come farmaco né come tabacco. Il 7 ottobre 2013, alla vigilia della sessione del Parlamento europeo nella quale si sarebbe discussa la proposta di revisione della Tpd, si ritrovarono a manifestare a Strasburgo numerosi vaper coordinati dalle due associazioni. Il giorno successivo il Parlamento sconfessò la Commissione emendando l’articolo 18 della Tpd: venne allora approvata una concentrazione massima di nicotina nei liquidi di 30 mg/ml, nessun limite quantitativo e la disponibilità per la vendita dei prodotti fuori dalle farmacie.
Sui forum tedeschi, francesi e inglesi dove si seguiva la diretta del dibattito, la decisione venne considerata come un’importante prima vittoria. Purtroppo, poco più di un mese più tardi, trapelarono notizie poco rassicuranti sui giochi in corso presso la Commissione, intenzionata a stravolgere la volontà parlamentare con nuove restrizioni riguardanti la regolamentazione dei prodotti del vaping. Gli eurodeputati Martin Callanan, Frédérique Ries, Renate Sommer e Rebecca Taylor diventarono il punto di riferimento degli attivisti, spiegando loro i retroscena dei dibattiti del trilogo – i negoziati tra i rappresentanti del Consiglio, della Commissione e del Parlamento europei, svolti rigorosamente a porte chiuse – e delle discussioni che precedettero il voto definitivo sulla Tpd2 del 26 febbraio 2014, con l’approvazione dell’ormai noto articolo 20 che oggi detta le regole del vaping all’interno dell’Unione Europea. Ecco quali sono le prime associazioni di consumatori nate sul suolo europeo.

Ig-Ed – Interessengemeinschaft EDampfen (Germania)
La più vecchia associazione di vapers ancora in attività è nata nell’agosto del 2011. Nel corso degli anni Ig-Ed ha promosso numerose campagne e iniziative a favore del vaping tra le quali “Dai un volto allo svapo” con la pubblicazione di migliaia di foto di comuni svapatori, “Le sigarette elettroniche salvano delle vite” in collaborazione con forum, youtuber e blogger per sensibilizzare i parlamentari in vista del progetto di legge per il recepimento della Tpd e la petizione ufficiale presentata al Parlamento tedesco con la raccolta di oltre 60mila firme.

Nds – Norsk Dampselskap (Norvegia)
Fondata nel novembre del 2011 l’associazione norvegese vanta quasi cinquemila soci nel Paese scandinavo. La Norvegia, pur non facendo parte dell’Unione europea, è costretta ad implementare la Tpd in virtù dell’accordo sullo Spazio economico europeo. I rappresentanti di Nds sono stati invitati dal governo a fornire la loro opinione sul progetto riguardante le nuove normative. L’obiettivo per il futuro è quello di rafforzare e implementare lo svapo quale alternativa al fumo di sigarette nell’ambito delle strategie di riduzione del danno.

Vaper – Villanypára Egyesület (Ungheria)
Vaper è nata nel febbraio del 2012 e il suo vicepresidente Krisztian Pifko è stato il promotore dell’iniziativa dei cittadini europei “Efvi – European Free Vaping Initiative”, una delle più grandi azioni coordinate dai vaper a livello europeo, lanciata tra il 2013 e il 2014. L’associazione ungherese ha lottato per anni contro la disinformazione e l’ostracismo delle autorità, rimanendo però inascoltata. L’Ungheria ha purtroppo adottato una politica estremamente restrittiva nei confronti del vaping con il bando totale degli aromi, il divieto di vendita online, una tassa sui liquidi e il divieto di svapo ovunque sia vietato fumare.

Aiduce – Association Indépendante des Utilisateurs de Cigarette Électronique (Francia e Belgio)
Dalla sua nascita nel gennaio del 2013 ad oggi, Aiduce ha visto associarsi quasi seimila svapatori. L’associazione ha partecipato attivamente all’elaborazione delle norme francesi Afnor sui prodotti del vaping e sta altresì proseguendo questo lavoro a livello internazionale con lo sviluppo degli standard Cen e Iso. Grazie anche al lavoro di Aiduce, la Tpd in Francia è stata applicata in modo minimo rispetto ad altri Stati: la notifica è obbligatoria per i prodotti contenti nicotina ma non per i dispositivi e non vi è nessun limite di 2 ml per i serbatoi vuoti, oltre a nessun divieto per le vendite online nazionali e transfrontaliere. Lo svapo è stato limitato all’interno delle aziende, ma la legge consente di svapare negli uffici individuali e nelle aree non lavorative così come nei ritrovi pubblici (bar, ristoranti, sale, ecc). Aiduce partecipa anche ad un gruppo di lavoro per il coordinamento del programma di riduzione del consumo di tabacco: il vaping viene oggi incentivato da un numero sempre maggiore di enti pubblici e proposto quale alternativa ai fumatori, scoraggiare i fumatori a svapare non è più permesso dalle raccomandazioni delle agenzie sanitarie ed è inoltre esplicitamente consentito svapare nelle aree pubbliche degli ospedali.

 Dadafo – Dansk e-Damper Forening (Danimarca)
Costituita nel febbraio del 2013, negli anni Dadafo ha pubblicato materiale informativo sul vaping, preso parte ad interviste radiofoniche e televisive, organizzato manifestazioni, incontri con i politici e le autorità sanitarie e partecipato alla consultazione sul progetto di legge per l’implementazione della Tpd. Purtroppo, in un Paese che vietava la vendita di liquidi contenenti nicotina, il lavoro dell’associazione si è rivelato arduo: la legge approvata prevede la notifica obbligatoria anche per i dispositivi e il limite di 2 ml di capacità per i serbatoi. Dadafo però non demorde e continua la sua opera di sensibilizzazione, in particolare con la Danish Cancer Society, per una sempre migliore comprensione delle potenzialità dello svapo in termini di riduzione dei rischi e dei danni.

Acvoda – Actief voor dampen (Paesi Bassi e Belgio)
L’associazione è stata fondata nell’agosto del 2013 e si impegna attivamente a promuovere il vaping quale alternativa nettamente meno nociva rispetto al fumo di tabacco. Sul suo sito raccoglie centinaia di testimonianze di vapers che sono riusciti a smettere di fumare grazie allo svapo e fornisce materiale informativo per i principianti, notizie di attualità e di carattere scientifico.

Helvetic Vape (Svizzera)
La Svizzera non fa parte dell’Unione europea e non deve pertanto recepire la Tpd. Ma ciò non significa che lo svapo abbia vita facile nel Paese: i liquidi contenenti nicotina non possono tuttora essere venduti e gli svapatori elvetici si riforniscono giocoforza nei negozi europei. Helvetic Vape è nata nel novembre del 2013 e da allora si batte per una regolamentazione coerente dei prodotti del vaping, cercando di convincere le autorità a disciplinarli come prodotti di consumo tenendo conto delle politiche nazionali sulle dipendenze e sulla riduzione dei rischi.