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(tratto da Sigmagazine bimestrale, #3 Luglio-Agosto 1017)

di Patrizia Cavalli

La crescente popolarità dello svapo ha contributo all’aumento delle conoscenze scientifiche sulla tossicità acuta della nicotina e quanto veniva dato per scontato fino a pochi anni fa è stato superato da nuove informazioni e conferme. Fino al 2013 la letteratura specializzata, i database e le schede di sicurezza indicavano sistematicamente in 60 mg di nicotina o meno (30-60 mg) la dose letale acuta, vale a dire assunta in una volta sola, per l’uomo. Questa dose corrisponde a una LD50 orale di 0,5-1 mg per kg di peso corporeo, un valore considerevolmente inferiore a quelli determinati per gli animali da laboratorio (da 3,3 mg/kg a oltre 50 mg/kg) e difficilmente compatibile con i rapporti sulle intossicazioni accidentali senza esito fatale.
Bernd Mayer, professore ordinario presso il dipartimento di farmacologia e tossicologia dell’Università Karl-Franzens di Graz, in Austria, ha fornito un importante contributo alle conoscenze sulla tossicità della nicotina tramite un’ampia revisione dei dati disponibili in letteratura, pubblicata alla fine del 2013 sulla rivista scientifica Archives of Toxicology. Grazie alle sue ricerche approfondite, la famosa dose di 60 mg è stata rivista. Esaminando la letteratura antecedente alla Seconda guerra mondiale, Mayer ha infatti scoperto che l’origine di questo dato va attribuita al farmacologo tedesco Rudolf Kobert: questo pioniere della tossicologia, in libro pubblicato nel 1906, stimò la dose letale della nicotina sulla base di esperimenti eseguiti su se stessi da Dworzack e Heinrich e descritti nel libro di farmacologia del 1856 dall’austriaco Carl Damian von Schroff. L’eccellente reputazione di Kobert, nonché il fatto che i testi originali fossero scritti in lingua tedesca, ha probabilmente portato all’accettazione acritica e alla citazione per oltre un secolo della dose letale per l’uomo pari a 60 mg. Sulla base dei dati disponibili oggi in letteratura sulle ingestioni di nicotina con esito fatale, Mayer ritiene che la stima della dose letale vada collocata tra 500 e 1000 mg di nicotina, corrispondenti a una LD50 orale di 6,5-13 mg per kg di peso corporeo. Questa dose si accorda con la tossicità acuta registrata nei cani, i quali presentano risposte alla nicotina simili a quelle degli esseri umani.
Nel corso del 2015 l’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente (Rivm) ha presentato all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) un dossier con la proposta di classificazione ed etichettatura armonizzata della nicotina. Nel dossier viene ribadito che la dose letale di 60 mg per l’uomo (circa 1 mg/kg) non è attendibile né scientificamente giustificata. Conclusa la procedura di consultazione pubblica, il dossier è stato esaminato dal Comitato per la valutazione dei rischi (Rac) dell’Echa; nel rapporto finale degli esperti del Rac, vengono formulate le seguenti stime di tossicità acuta per la classificazione delle miscele contenenti nicotina: 5 mg/kg per via orale e 70 mg/kg per contatto cutaneo.
Oggi dunque sappiamo che i livelli di tossicità menzionati fino a qualche anno fa in letteratura, e in molti casi dati ancora per buoni, erano estremamente bassi e poco realistici. Non vi è quindi alcun motivo per spaventare oltremodo gli utilizzatori di sigarette elettroniche: nei nostri liquidi la concentrazione di nicotina varia dallo 0,15% al 2% circa (con l’avvento della TPD anche per le basi da diluizione la concentrazione massima ammissibile è di 20 mg/ml di nicotina) e in caso di contatto accidentale è sufficiente lavarsi le mani. A tal proposito, una ricerca condotta dal professor Giovanni Maina dell’Università di Torino e pubblicata a fine 2015 ha dimostrato che l’assorbimento cutaneo è più lento di quanto previsto. In un esperimento in vitro con un liquido contenente 8 mg/ml di nicotina, la permeazione attraverso le cellule della pelle è stata rilevabile dopo due ore dall’inizio dell’esposizione ed è aumentata progressivamente, con una velocità media in 24 ore di esposizione di circa 0,5 mg l’ora per la contaminazione di una superficie di pelle di 100 cm2, corrispondenti grossomodo alla metà del palmo di una mano. Risulta quindi altamente improbabile che il contatto accidentale con un liquido contenente 8 mg/ml di nicotina possa causare intossicazioni serie. Tuttavia, tenuti in considerazione il minor peso corporeo e il rischio di maggior sensibilità dei bambini, è bene ribadire la necessità di tenere i liquidi contenenti nicotina fuori dalla loro portata, così come avviene per numerosi altri prodotti di uso domestico o per i farmaci. Non va inoltre dimenticata la seconda via di esposizione più comune, l’ingestione: se nell’adulto questa rappresenta un’eventualità piuttosto remota, con i bambini occorre sempre prestare particolare attenzione.