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Sigarette elettroniche e infiammazione ai polmoni: ennesimo caso di titoli spazzatura

Perché si continua a cercare il colpo ad effetto, mistificando la realtà? Eppure basterebbe leggere le ricerche che si citano per capire che dicono esattamente il contrario.

Eppure sarebbe molto semplice: leggere, capire, riportare. Questi sarebbero i tre passaggi sufficienti da fare quando si vuol dare evidenza ad una ricerca scientifica. Anzi, a volte non è neppure sufficiente capire, si potrebbe banalmente copiare. Il grande limite, però, è che in questo caso non si sa se quanto si sta scrivendo sia vero o meno. Ma nell’epoca del copy and paste poco importa: l’importante è avere due click in più e far finta di essere professionisti. A trarne nocumento, però, è la verità e la corretta informazione.
Basti pensare alla vergognosa campagna contro la sigaretta elettronica partita dagli stati Uniti e diffusasi a macchio d’olio in tutto il mondo. Sono bastati due giorni ad agosto per gettare fango su uno strumento che da 10 anni aiuta i fumatori ad abbattere le tossicità altrimenti assunte con la combustione del tabacco. E il fenomeno non accenna a placarsi. La rivista americana Cancer Prevention Research ha pubblicato una ricerca intitolata “Effects of Electronic Cigarette Constituents on the Human Lung: A Pilot Clinical Trial”. Come prima cosa, occorre capire cosa dice il titolo. Ma è semplice. Uno studio clinico pilota indaga gli effetti delle sostanze contenute nelle sigarette elettroniche sui polmoni umani. Quindi, una persona di media cultura capisce che andando avanti nella lettura si avranno notizie circa l’eventuale tossicità o innocuità dell’e-cig.
E infatti così è. Si apprende allora che la ricerca è stata condotta su un campione di 30 non fumatori. E qui occorre rileggere per capire ancora meglio: 30 non fumatori, cioè persone che non fumano o inalano nulla. E cosa si fa fare a queste persone? Si fa utilizzare per un mese una sigaretta elettronica caricata con una miscela di glicole propilenico e glicerina in pari dosi. Occorre ricapitolare ancora una volta: abbiamo dunque di fronte 30 persone non fumatrici che per un mese si vedono costrette a buttare nei loro polmoni una sostanza che sino al giorno prima neppure conoscevano. Ogni giorno, per tutta la durata dell’esperimento, il gruppo di persone è stato monitorato con analisi delle urine e osservazione di polmoni e bronchi. Secondo voi cosa è successo? Ovviamente che i ricercatori hanno trovato la presenza di sostanze legate al vapore inalato. E come potrebbe essere il contrario, visto che i 30 non fumatori – ribadiamolo: non fumatori – hanno svapato per un mese?
Però bisogna ancora continuare, perché la frase fondamentale di tutta la ricerca è scritta nelle conclusioni dello studio: “I marcatori dell’infiammazione negli utilizzatori di e-cig rimangono nella media dei non fumatori ”. Allora. Rifacciamo un passo indietro. Trenta persone devono assumere per un mese i vapori della sigaretta elettronica. Dopo le quattro settimane di esperimento vengono analizzati i loro polmoni che – ovviamente – danno evidenza di essere entrati a contatto con l’aerosol dell’e-cig. Il comunicato dei ricercatori titola: “La sigaretta elettronica infiamma i polmoni già dopo quattro settimane”. Questo è mistificare la realtà.
La sigaretta elettronica non è destinata ai non fumatori. La sigaretta elettronica serve per aiutare i fumatori ad abbassare il livello di tossicità assunte con la combustione del tabacco. È naturale che se un non fumatore svapa per un mese il suo fisico ne darà evidenza. Però, adesso sì facciamo anche noi il copia incolla direttamente dalla ricerca: “There were no significant differences in changes of BAL inflammatory cell counts or cytokines between baseline and follow-up, comparing the control and e-cig groups. However, in the intervention but not the control group, change in urinary PG as a marker of e-cig use and inhalation, was significantly correlated with change in cell counts (cell concentrations, macrophages, and lymphocytes) and cytokines (IL-8, IL-13, and TNF-α), although the absolute magnitude of changes was small. There were no significant changes in mRNA or microRNA gene expression”. In soldoni: non sono stati riscontrate variazioni se non nel livello di PG nelle urine ma l’entità dei cambiamenti è bassa.
Urge un ennesimo riassunto. Trenta non fumatori svapano per un mese. Vengono monitorati e al termine dell’esperimento non vengono rilevati cambiamenti se non il tasso di glicole nelle urine definito comunque “basso”. La sigaretta elettronica è innocua? No, nessun elemento esterno immesso nel corpo umano è innocuo. La sigaretta elettronica è meno dannosa delle sigarette? Sì, e di tanto. La sigaretta elettronica è destinata ai fumatori? Sì, se non riescono a smettere di fumare. Tre domande e tre risposte che da sole farebbero un titolo. E invece si continua a demonizzare l’utilizzo dell’e-cig, dando evidenza a ricerche che nascono già sbagliate. O che, al limite, enfatizzano banalità che non occorrerebbe neppure dimostrare. Perché non ripetere una analoga ricerca con un gruppo di trenta fumatori, verificando i loro polmoni dopo un mese di fumo e dopo un mese di vapore? Ma forse, anche in questo caso, gli eori del copia-incolla e delle traduzioni automatiche scriverebbero stalla al posto di stella.

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