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di Barbara Mennitti

La sigaretta elettronica non aumenta la possibilità di consumare tabacco e può, anzi, contribuire alla percezione negativa del fumo fra i giovani. A smentire ancora una volta la teoria del gateway effect è uno studio scozzese sottoposto a peer-review e appena pubblicato sulla rivista specializzata Drugs Education Prevention and Policy. Le conclusioni dello studio coordinato dal professor Neil McKeganey, direttore del Centre for Substance Use Research di Glasgow, derivano da interviste semi strutturate a cinquanta vaper di età compresa fra i 16 e i 26 anni. Di questi 28 fumavano, 19 erano ex fumatori e 3 non avevano mai fumato. E per tutti gli intervistati le sigarette elettroniche erano una alternativa meno dannosa al tabacco, mentre nessuno riteneva che il vaping potesse indurre a fumare.
Anzi, il paradigma dell’effetto passerella sembra ribaltato dallo studio del CSUR. “La disponibilità dei prodotti del vaping – ha spiegato McKeganey – può suscitare una percezione ancora peggiore del tabacco in questo gruppo di età. I giovani capiscono che, visto che esiste un’alternativa molto meno rischiosa, ha ancora meno senso consumare tabacco”. Il medico scozzese sottolinea anche che la stragrande maggioranza dei vaper sono fumatori o ex fumatori, osservando come l’evoluzione dei vaporizzatori personali stia contribuendo anche visivamente a distinguere il vaping dal fumo. “È risultato chiaro – osserva – che la maggior parte dei giovani intervistati considera la sigaretta elettronica molto diversa da quella tradizionale. E soprattutto abbiamo riscontrato uno schiacciante consenso sul fatto che il vaping non sta rendendo il fumo socialmente più accettabile ma, casomai, sta rendendo le sigarette ancora meno accettabili”.
Lo studio tranquillizza anche chi teme che i giovani si buttino sul vaping in maniera acritica. I giovani considerano l’ecig un’alternativa meno dannosa al tabacco, ma questo per loro non si traduce automaticamente in innocuo. Al contrario, alcuni intervistati hanno espresso preoccupazioni su possibili rischi sconosciuti connessi al vaping, che verranno scoperti con il tempo. “Questo ci dice – si legge nello studio – che i giovani stanno sperimentando con un certo grado di prudenza”.
Le parole conclusive di McKeganey sono per il legislatore, che deve riconoscere il contesto nel quale i giovani sperimentano e usano la sigaretta elettronica. “La nostra ricerca – dice – non si associa all’allarmismo di chi sostiene che il vaping rovinerà improvvisamente decenni di politiche di controllo del tabacco. Tenendo questo bene a mente, bisogna bilanciare le preoccupazioni per le sperimentazioni dei giovani con le prove in costante aumento, che dimostrano il legame sempre più chiaro fra la sigaretta elettronica e la cessazione del fumo nella popolazione nel suo complesso”. Come dire: attenti che, per salvare i giovani da un pericolo supposto, non si finisca per condannare i fumatori adulti a un pericolo certo.

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