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di Barbara Mennitti

Qualche mese fa ho ricevuto un messaggio da un vecchio compagno di scuola: “Noto che ti occupi di sigaretta elettronica come aiuto a smettere di fumare. Io uso lo snus svedese. Tabacco in sacchettini che si mette sotto il labbro. Mai sentito? Non si vende nella Ue a causa delle lobby del tabacco… proprio perché aiuterebbe a smettere”. L’amico che scrive queste parole è tutt’altro che un pericoloso rivoluzionario anti-sistema. È infatti un funzionario dell’Onu che non ha remore a criticare una delle organizzazioni che sta sotto il grande cappello delle Nazioni Unite: “L’Ue ha vietato lo snus basandosi su dossier dell’Organizzazione mondiale della sanità che diceva che forse poteva fare male. Anche se poi la stessa Oms ha confermato che non era certo. E le sigarette allora?”. Già, e le sigarette che fanno certamente più male e continuano ad essere vendute ovunque?
Il mio amico per lavoro viaggia molto e non ha grossi problemi a procurarsi lo snus – o qualche suo sostituto come il makla ifrikia – e continuare così a stare lontano dalle sigarette. Ma agli altri cittadini europei è preclusa questa alternativa al fumo e in Italia lo snus è praticamente sconosciuto. La vendita di questo prodotto, infatti, è stata proibita nei Paesi dell’Unione nel 1992, con l’unica eccezione della Svezia, che chiese una deroga nella fase dei negoziati di adesione, avvenuta il 1 gennaio 1995. È dunque al Paese scandinavo che bisogna guardare per capire se la scelta di Bruxelles aveva qualche fondamento.
Da dati recenti resi noti dal governo svedese si osserva che il tasso dei fumatori regolari fra gli uomini di età compresa fra i 30 e i 44 anni è il 5 per cento. La percentuale più bassa di tutta l’Unione, dove la media dei fumatori maschi è al 25 per cento. La fascia d’età è stata scelta per indicare un trend per il futuro, ma anche ampliando la forbice all’intera popolazione maschile svedese i fumatori aumentano di soli 3 punti, arrivando all’8 per cento. Le donne, tradizionalmente meno propense all’utilizzo dello snus, registrano percentuali più alte anche se in costante diminuzione: le fumatrici sono infatti il 10 per cento della popolazione.
Come tutto questo si traduca sul piano sanitario si ricava dai dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità: le morti per cancro al polmone in Svezia sono meno della metà della media dell’Unione europea. Anche i tumori al pancreas e al cavo orale sono i più bassi in Europa e questo dovrebbe tranquillizzare chi temeva che l’uso dello snus avrebbe determinato una forte insorgenza di queste patologie. Ma allora perché questo prodotto sostitutivo delle sigarette rimane proibito per tutti gli altri cittadini europei?
Se lo è chiesto anche New Nicotine Alliance che ha deciso di sostenere il ricorso di Swedish Match alla Corte di giustizia dell’Unione europea per chiedere l’abolizione del divieto. Il professore Gerry Stimson, presidente di NNA, spiega così l’iniziativa: “Le sigarette elettroniche hanno un fortissimo impatto, ma non funzionano per tutti e in tutte le situazioni. Vogliamo avere a disposizione tutti i prodotti a base di nicotina sicuri come alternativa al fumo”. Insomma, più vasta è la scelta, più è probabile che ogni fumatore trovi quello che più si adatta alle sue esigenze per aiutarlo a smettere. Sembrerebbe un semplice concetto di buon senso.
Nei giorni scorsi i giudici di Lussemburgo hanno accolto la richiesta di NNA, che è stata ammessa come parte indipendente nel contenzioso. Dall’associazione avvertono che la fase che si apre durerà mesi, ma prima o poi i Paesi membri dovranno fornire la loro opinione. È dunque importante che i consumatori facciano sentire la propria voce.

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