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di Barbara Mennitti

Come medico impegnato a ridurre la malattia e la mortalità nei fumatori, oggi credo che il nostro concetto sulla cessazione del fumo debba ampliarsi e contemplare la riduzione del rischio come punto di arrivo, invece di puntare sulla cessazione totale delle sigarette o dei prodotti contenti nicotina”. A entrare nel dibattito sulla riduzione del rischio è il dottor Roger Henderson dalle colonne della sezione salute del settimanale The Spectator e si tratta di un intervento importante. Henderson, infatti, è un volto molto noto nel Regno Unito, perché da oltre 20 anni ha deciso di affiancare alla professione medica quella di divulgatore. Oltre ad aver scritto libri per il grande pubblico, collabora con quotidiani e settimanali ed è ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche. E quello che lui auspica sarebbe un cambiamento di paradigma epocale per il mondo dell’anti-tabacco, per il quale la riduzione del rischio non è mai uno scopo ma, nel migliore dei casi, un mezzo.
Invece Henderson, che non a caso è un clinico abituato al contatto quotidiano con i pazienti, snocciola i numeri e i vantaggi della sigaretta elettronica, oggi utilizzata nel Regno Unito da 2milioni 900mila persone, senza essere stata veramente sponsorizzata dai medici. “Una cosa che non possiamo permetterci di ignorare”, commenta. Anche perché per la prima volta nel Paese il numero dei vapers ex fumatori supera quello dei fumatori. Henderson ricorda come non sia la nicotina a uccidere i fumatori, ma le oltre 7mila sostanze inalate con il fumo di tabacco fra le quali si trovano arsenico, cianuro, piombo e ammoniaca, oltre a 70 sostanze potenzialmente cancerogene. La sigaretta elettronica, continua il medico, funziona lì dove altre terapie di somministrazione della nicotina (gomme, cerotti, spray e inalatori) falliscono, perché offre ai fumatori un’esperienza simile alla loro abitudine.
Eppure, nonostante il suo utilizzo cresca, Henderson sottolinea come ci sia ancora molto da fare in termini di percezione del prodotto da parte del pubblico. “Solo il 13 per cento del pubblico – spiega – comprende in maniera precisa che le sigarette elettroniche sono molto più sicure del fumo”. Dunque anche nel Paese che ha accolto più favorevolmente questo nuovo strumento rimane molta strada da fare, sia per quanto riguarda l’opinione pubblica che i medici. Una cosa è certa: ormai il dibattito sulla riduzione del rischio è all’ordine del giorno a livello globale. E questo non può che essere un buon segno.
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