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Tratto da Sigmagazine #4 – Settembre-Ottobre 2017

di Giovanni Favino

Internet è ovunque. È nei nostri telefoni, nei nostri computer, nei negozi, nei nostri conti bancari e negli acquisti che facciamo. Nato intorno agli anni Sessanta come progetto militare, ben presto diventò un sistema di interconnessione mondiale ad uso civile, fino ad essere, ai giorni nostri, parte integrante della nostra vita. L’evoluzione tecnologica della rete globale ha avuto ripercussioni dirette anche sulla vita delle persone. Ecco quindi che ci siamo abituati a consultare le nostre finanze tramite home banking o a guardare i risultati delle nostre analisi mediche direttamente nel database dell’ospedale, come se fosse sempre stato così, anche se andando indietro con i ricordi possiamo rivedere una realtà profondamente diversa da adesso. Online si incontrano persone, ci si innamora, si compra, si fa girare l’economia e si commettono anche reati.
Uno dei punti interessanti è infatti questo: la rete, tecnicamente parlando, si è evoluta molto. Le persone, però, non sono state al passo e non si sono adattate allo stesso modo. Non tutte e non del tutto, almeno. Alcuni si comportano in rete come vorrebbero fare nel mondo reale, ma non possono; altri, invece, pensano di entrare in un mondo immaginario, dove le regole di quello reale sono attenuate. Fin dagli albori delle web community si è, infatti, assistito al bizzarro comportamento di alcuni utenti che una volta “connessi”, modificavano anche radicalmente la loro interazione col prossimo. Offese, minacce, bullismo e sarcasmo gli ingredienti principali di questa sorta di distorsione comportamentale, al punto che in tempi recenti si è arrivati a parlare e legiferare riguardo al “cyberbullismo”. Forse la rete fa sentire protetti o forse il linguaggio scritto, all’interno di un candido riquadro dotato di tasto “rispondi”, aiuta a disinibirsi rispetto a un paio di occhi da dover fissare quando si parla di persona, faccia a faccia.
I fenomeni appena descritti sono ben conosciuti dagli amministratori e dai moderatori dei gruppi sociali sul web e sono appunto il sintomo di un’evoluzione umana tutt’altro che completa e adeguata, rispetto a quella tecnologica dello strumento informatico in questione. In altre parole, abbiamo creato una copia virtuale del nostro mondo reale attraverso l’online ma non siamo ancora riusciti completamente a creare una copia virtuale di noi stessi, fedele a ciò che di solito siamo.
La sigaretta elettronica è nata in questo contesto. Possiamo fissare l’esordio dei vaporizzatori personali intorno al 2009 ma l’anno di debutto tra il grande pubblico è probabilmente il 2012, fase in cui la banda larga era ormai una realtà nazionale e la connettività mobile era nelle mani di chiunque. Le prime discussioni approfondite sul vaping sono nate nei forum a tema e senza dubbio la rete è stata il canale preferenziale per il passaparola di molti creatori artigianali, che negli anni sono poi diventati veri e propri produttori di hardware ed eliquids. Via via i forum sono stati sostituiti dai social network, di cui la “grande F” è forse l’esempio più famoso. Questo ha messo in luce tutti i limiti che il mancato adattamento umano ha portato con sé.
Le piattaforme social hanno infatti alcune caratteristiche ideali per il mondo del vapore elettronico e sono altrettanto accondiscendenti verso le umane debolezze: sono diffuse in ogni categoria di individui, giovani in particolare, e sono immediate e popolari. Grazie ad esse la natura umana applicata ad internet ha potuto manifestarsi appieno. Si è quindi potuto assistere a infime diatribe che, con la pretesa di essere discussioni tecniche, hanno preso più che altro la forma delle guerre di religione.
A seguire c’è stata la creazione di gruppi a tema. Coalizioni di persone, accomunate dalla medesima opinione su un determinato dispositivo o atomizzatore o dall’intolleranza verso altre opinioni su un certo argomento. Nell’osservare tutto ciò a mente lucida, non si può che rivedere il classico comportamento ben descritto nei libri di storia riguardo agli albori dell’umanità, quando i clan e le tribù erano la realtà sociologica per eccellenza. Il bello, si fa per dire, è che a volte il comportamento degli amministratori di questi gruppi ha ricalcato i medesimi errori visti in passato tra i sovrani e i gerarchi delle nazioni o degli imperi. Lotte di potere per essere al vertice del gruppo virtuale o esclusioni sommarie tramite ban dalla comunità ci sono state e probabilmente continueranno ad esserci in queste realtà, anche al di fuori del vaping, quasi si stesse assistendo alla riconversione informatica degli errori umani commessi in passato da persone troppo incapaci o troppo deboli per poter intraprendere l’azione giusta al momento giusto.
Anche le litigate tra operatori del vaping stanno diventando una sorta di gossip a cui la rete ci sta abituando. Qui le polemiche si fanno a suon di post e di commenti sulle bacheche proprie o altrui, e l’argomento può essere tanto la legittimità di un liquido, quanto la bontà dei prodotti che l’avversario vende. La disinibizione dei pensieri coinvolge anche il settore dei negozianti, che con l’argomento “online” hanno spesso avuto un rapporto molto controverso, vedendolo come una sorta di minaccia per i negozi su strada e a volte auspicando una chiusura più o meno legiferata delle attività che vendono usando internet come bacino di clientela. Chissà se nell’augurarsi tutto ciò ci si è mai fermati a riflettere sul fatto che gli stessi grossisti siano negozi online e su tutte le conseguenze che un’eventuale chiusura implicherebbe.
Quella fatta finora sembra la descrizione di un’arena di gladiatori, pervasa di cattiverie, ingiustizie e azioni dettate dall’irrazionalità. Fortunatamente internet per il vaping non è solo questo, anzi, probabilmente le note positive superano quelle poche negative, che però fanno sempre parlare più di sé. Il web ha sostanzialmente permesso la diffusione e la difesa del vapore elettronico, oltre a fornire anteprime e notizie in tempo reale per tutti gli appassionati. Quasi tutte le aziende, italiane o estere, hanno sui social almeno una pagina, tramite la quale ricevono valutazioni, consigli e sponsorizzano i propri prodotti. Tutto questo rientra in un più grande piano di social media marketing che nell’economia “vecchio stampo” sarebbe semplicemente stato impossibile da attuare.
A tal proposito, si iniziano a vedere i primi passi per regolamentare ciò che finora è stato gestito dal senso comune o dalla correttezza professionale. Da una parte c’è l’Antitrust, che ha iniziato a tenere sott’occhio le pubblicità occulte fatte tramite foto su social network, e dall’altra parte abbiamo Instagram, celebre piattaforma ora acquistata da Facebook, che si sta attrezzando per contrassegnare con un apposito hashtag i contenuti in cui ci sia una collaborazione commerciale, al fine di tutelare i propri utenti e rendere espliciti i rapporti commerciali altrimenti mascherati da quotidiana routine immortalata nelle diverse immagini caricate online.
Internet ha quindi influenzato il mondo del vaping? Decisamente sì e si può dire con buona ragione che sia stato il substrato su cui tutta la comunità di hard vapers ha potuto promuovere e portare avanti la filosofia del vapore. Ovviamente non sono mancati gli episodi poco edificanti ma, come in tante vicende che viviamo in epoca moderna, il problema non risiede solo nello strumento ma anche nell’utilizzatore. Non appena gli utenti comprenderanno fino in fondo che il web non è un’astrazione ma siamo noi, avremo probabilmente un atteggiamento umano perfettamente in linea con l’evoluzione della rete stessa.
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