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Dati parziali e tendenti al ribasso. Ma anche dati nascosti tra le righe o “dimenticati” di esser comunicati. E’ quanto risulta leggendo il rapporto annuale sul fumo in Italia redatto dall’Istituto nazionale di sanità. Che, oltretutto non tiene conto del mercato parallelo, sconosciuto alle statistiche ma ben noto agli addetti ai lavori, dovuto alle compravendite on line presso siti esteri o al fai da te. Fenomeno, ovviamente, riconducibile all’introduzione della tassazione. Secondo i dati diffusi oggi nel rapporto annuale sul fumo in Italia dell’Istituto superiore di sanità, il mercato delle e-cig ha avuto una contrazione del 66 per cento in due anni. Si sarebbe passati cioé dai 2,1 milioni di svapatori abituali o occasionali del 2013 alle 710 mila persone nel 2015. Il 60 per cento dei consumatori svapa con nicotina e il 61,1 per cento si rivolge ai negozi specializzati.

Questi i numeri, nudi e crudi così come sono stati diffusi dall’amministrazione statale esperta in sanità. Incrociando però quanto viene detto e sostenuto quotidianamente dai produttori e dai rivenditori, è difficile pensare che quattro svapatori su dieci utilizzano liquidi senza nicotina. A meno che nel computo non siano stati inseriti anche gli aromi e le basi neutre. Ma, fosse così, rafforza la tesi secondo cui gli svapatori non sono diminuiti bensì acquistano le componenti per autoprodursi l’e-liquid. Per avere un reale andamento delle vendite bisognerebbe incrociare gli acquisti di basi con alta concentrazione di nicotina con gli acquisti di aromi. In questo modo si potrebbe facilmente verificare come il presunto calo non sia dovuto ad una disaffezione nel prodotto ma semplicemente al raggiro della tassazione. Schermata 2015-05-29 alle 19.25.51Valori in termini assoluti che rappresentano proprio quelli che mancano per raggiungere le percentuali degli anni passati. O magari anche superarli. E colpisce in maniera ancora più evidente la mancanza d’evidenza di un dato statistico chiave: gli svapatori che hanno definitivamente abbandonato il tabacco nel 2015 sono quasi raddoppiati rispetto al 2014: 30,1 per cento nell’anno in corso contro il 18,8 per cento dell’anno passato).

Massimiliano Mancini, presidente Anafe, sottolinea la parzialità dei dati: “Quello che si è realizzato negli ultimi mesi è stato un crollo delle vendite ufficiali a favore del mercato illegale, soprattutto sul web che raccoglie oggi l’80 per cento del mercato , gestito da aziende estere che operano con prezzi non concorrenziali perché i loro prodotti non applicano la tassazione prevista dalla legge italiana”.

Queste parole trovano sostegno anche attraverso la voce di Massimiliano Federici, presidente Fiesel-Confesercenti: “Questo è la diretta conseguenza della vera e propria persecuzione perpetrata contro le e-cig e non interrotta nemmeno dalla legge attualmente in vigore. Una persecuzione che ha prodotto un incremento inaccettabile dei costi con relativa ricerca, da parte degli utenti, di soluzioni commerciali a prezzi piu’ abbordabili per continuare ad acquistare un prodotto sempre più considerato una valida alternativa al fumo da tabacco”.