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di Barbara Mennitti

Più giorni di vacanza per chi non fuma. Il 42 per cento dei lavoratori non fumatori pensa di meritare un supplemento di ferie per compensare il tempo che i colleghi tabagisti accumulano nelle pause sigaretta. Lo dice un sondaggio condotto su un campione di oltre mille lavoratori americani per conto dell’azienda del vaping Halo. Anche il 28 per cento dei fumatori intervistati conviene che i colleghi senza vizio meriterebbero dai tre ai cinque giorni liberi in più, mentre il 24 per cento dei non fumatori si accontenterebbe di uno o due giorni e il 14 per cento ne vorrebbe addirittura sei. E non è una richiesta esagerata, visto che – secondo lo stesso sondaggio – in un anno un fumatore accumula pause sigaretta pari proprio a sei giorni. L’istituto americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Center for Disease Control and Prevention) stima, poi, che le malattie fumo correlate – comprese quelle da fumo passivo – causino ogni anno una perdita di produttività pari a 156 miliardi di dollari: una cifra non trascurabile.
Non sorprende, quindi, che lo scorso settembre un’azienda giapponese, la Piala Inc., abbia risposto ai lavoratori che si lamentavano per le pause sigaretta dei colleghi proprio con la misura auspicata nel sondaggio di Halo: sei giorni in più di ferie pagate all’anno per i non fumatori. Nella sede di Tokyo della Piala Inc. il problema è particolarmente sentito, visto che gli uffici si trovano al 29esimo piano di un complesso, gli impiegati devono scendere fino al piano terra per fumare ed ogni pausa dura circa 15 minuti. L’iniziativa vuole anche essere una spinta verso la salute. “Spero di incoraggiare i miei impiegati a smettere di fumare con degli incentivi – ha dichiarato l’amministratore delegato dell’azienda, Takao Asuka, al quotidiano Kyodo News – e non con sanzioni o coercizioni”. E infatti ad un mese dall’introduzione della misura, trenta impiegati avevano usufruito della vacanza premio e quattro fumatori avevano avuto l’impulso di abbandonare le sigarette.