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di Stefano Caliciuri

Quando il 29 novembre scese in piazza accanto alle migliaia di lavoratori che protestavano contro l’assoggettamento del vaping ad Aams, molti la considerarano una mossa populistica. Quando firmò il documento di intenti per il vaping, molti la considerarano una mossa elettorale. Quando disse che nel programma di governo aveva inserito tra le priorità anche la tutela della filiera del vaping, in molti lo presero come un visionario. E invece la Lega ha sottoposto al vaglio della commissione Finanze un emendamento per liberalizzare completamente la filiera e il mercato del vaping. Via da Aams, nessuna tassa, riapertura degli shop online, cessazione dei depositi fiscali. In una parola e tradotto in linguaggio tecnico, abrogazione dell’articolo 62-quater del decreto 504 del 1995. Matteo Salvini è riuscito a fare quello che nessuno sino ad oggi non solo  era riuscito ma neppure aveva provato a fare: ridare dignità a migliaia di persone che nel settore del vaping hanno creduto e hanno investito. Contattato da Sigmagazine, Salvini non esita a dimostrare tutta la soddisfazione per essere riuscito a portare a casa il risultato: “Dalle parole ai fatti, non è stato e non sarà facile ma cercherò di mantenere tutti gli impegni presi con gli italiani. Per quanto riguarda le sigarette elettroniche, l’ho fatto semplicemente per difendere i posti di lavoro e la salute di tante persone“.
Se anche i governi precedenti avessero creduto nel vaping come strumento di riduzione del danno e della spesa sanitaria, probabilmente il mercato italiano non sarebbe sprofondato così tanto. Ma le premesse ci sono e le capacità degli imprenditori e delle aziende nostrane possono riportare la filiera in auge ai livelli di cinque anni fa.