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di Barbara Mennitti

Il nome ‘sigaretta elettronica’ lega una tecnologia a basso rischio e salvavita ad un prodotto tossico e mortale, confondendo le acque già confuse del dibattito sulla riduzione del danno da fumo”. A tornare sull’argomento è Colin Mendelsohn, il medico australiano anima dell’Australian Tobacco Harm Association, che ormai da qualche anno si batte per l’introduzione dei liquidi con nicotina nel suo Paese. Per noi di Sigmagazine è una vecchia battaglia, tanto che già nel maggio del 2016 nel suo saggio intitolato “Storia della sigaretta elettronica” il nostro direttore scriveva: “La sigaretta elettronica non esiste. Ma ora dal peccato originale non ci si può più liberare. Se si fosse scelto un altro appellativo, come ad esempio vaporizzatore o dispenser, probabilmente oggi staremmo parlando di una vera e propria rivoluzione economica, culturale e sanitaria”.
E invece rimaniamo appesi a quella parola, ‘sigaretta’, che è artefice insieme del grande successo (commerciale) e della grande sfortuna (legislativa e istituzionale) dello strumento per vaporizzare i liquidi da inalazione. Perché è una parola che, come scrive Mendelsohn, “evoca morte, malattia, dipendenza e sofferenza”, fa scattare automaticamente i campanelli d’allarme di tutto il mondo del tobacco control e induce a mettere i due strumenti – la sigaretta di tabacco e quella elettronica – su piani simili. Ma allo stesso tempo è quella stessa parola che, con il semplice accostamento all’aggettivo elettronico e senza bisogno di ulteriori spiegazioni, ha richiamato l’attenzione di milioni di fumatori in tutto il mondo, consentendo loro di abbandonare il fumo.
Ma come si fa a convincere legislatori e autorità sanitarie che il vaping non è fumo, quando noi vaper per primi utilizziamo ancora un lessico mutuato da quel mondo? Mendelsohn suggerisce che è arrivato il momento di fare un passo avanti, trovando nuove terminologie per indicare uno strumento che in comune con l’omonimo di tabacco ha solo, in alcuni casi, la nicotina. Anche perché i device utilizzati oggi dalla stragrande maggioranza dei consumatori non richiamano la sigaretta nemmeno nella forma. La lingua scientifica li chiama Ends, sistemi elettronici per la somministrazione di nicotina, un termine che, comprensibilmente, non ha preso piede fra i consumatori. Il medico australiano ha però condotto diversi sondaggi online e per gli anglofoni, il termine preferito è ‘vaporiser’, anche abbreviato in ‘vape’. E noi italiani, siamo pronti per una rivoluzione lessicale?