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Lotta al fumo: il vero alleato si chiama sigaretta elettronica

È dimostrato che la sigaretta elettronica riduce in maniera assai importante la tossicità potenzialmente letale del fumo di tabacco. Lo switch allo svapo per un fumatore che non riesce o non vuole smettere è un punto di svolta che può salvare la vita.

A distanza di parecchi anni dalla sua nascita la sigaretta elettronica resta un argomento di ‘scottante’ attualità e certamente ha avuto il grande merito di riportare l’attenzione della gente sulle questioni – irrisolte – del tabagismo. Il fumo di sigaretta costituisce una dipendenza talmente inscalfibile dalle politiche sanitarie e sociali sul piano planetario da non rappresentare più un argomento degno di produrre un effetto notizia. Che ogni anno muoiano oltre 7 milioni di persone nel mondo a causa del fumo di tabacco è informazione facilmente reperibile sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ma non fa notizia. La Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute riferisce che in Italia nel 2017 sono morte, per effetto certo del fumo di tabacco 81855 persone ma neanche questa informazione compare sui media. Si parla di queste cose quasi esclusivamente il 31 maggio di ogni anno, quando in tutto il mondo viene celebrata la giornata mondiale contro il fumo di tabacco. È come se ci fossimo rassegnati a questa realtà alla quale ogni singolo fumatore spera in cuor suo di sfuggire sentendosi però in una condizione di impotenza a causa del legame di dipendenza psichica, fisica e fisiologica data dalla nicotina.
La sigaretta elettronica invece mantiene sulla stampa e sul web una posizione assolutamente privilegiata e balza agli occhi che la narrazione giornalistica sia soprattutto incentrata sul racconto di incidenti, inconvenienti e pericoli. Nonostante appaia condivisibile che la scienza ed i media si interroghino, la sensazione è che vi sia un forte bisogno di prudenza ma anche di equilibrio e di verità. Il dubbio è che visti gli immensi interessi economici che ruotano nell’ambito del tabagismo si combatta una guerra, magari un po’ nascosta, tra fazioni con interessi contrapposti. È singolare che non si parli quasi mai di fumo di tabacco e delle sue conseguenze ma che quasi ogni giorno si pubblichino notizie allarmanti in tema di fumo elettronico. Ciò appare in palese contrasto con una mole di ricerche di altissimo profilo che invece confermano la nettamente inferiore tossicità delle e-cig rispetto alle normali sigarette. Se lo svapo, contenente o meno nicotina, sostituisse significativamente le sigarette e se fosse nel tempo confermata l’evidenza di una forte riduzione di tossicità del vapore elettronico rispetto al fumo combusto di tabacco (in Gran Bretagna stimano una riduzione di tossicità del 95%) ci sarebbe la possibilità, a cascata e dopo un po’ di tempo, di vedere un calo delle malattie e delle morti legate alla combustione del fumo di sigaretta. Una recente inchiesta della rivista tedesca Der Spiegel ha ipotizzato che a partire dal 2009 sarebbe stata finanziata la diffusione di false informazioni sulla sigaretta elettronica ignorando le evidenze scientifiche sulla ridotta nocività.
Negli Stati Uniti si è creato nelle ultime settimane un ulteriore grande allarme sulle possibili conseguenze dello svapo. Le notizie dei media fornivano resoconti preoccupanti su una ‘epidemia’ che aveva colpito fumatori elettronici americani: alcuni decessi e qualche centinaio di ricoveri. Oltre ai media ne riferisce recentemente la prestigiosa rivista scientifica New England Journal Medicine: l’84% dei soggetti che avevano presentato gravi problemi polmonari (polmoniti chimiche) ammettevano di aver utilizzato la sigaretta elettronica per inalare estratti di “tetraidrocannabinoidi” ed anche una altra grande varietà di sostanze tossiche imprecisate. Pare che gli olii solventi siano i veri responsabili delle criticità polmonari.
La sigaretta elettronica è una sorta di aerosol ed ovviamente nelle formulazioni cosiddette “aperte” esiste la possibilità che incauti utilizzatori carichino il tank con soluzioni pericolose per la salute, non idonee ad essere respirate e potenzialmente mortali. Non a caso il CDC (Center for Disease Control and Prevention) ha recentissimamente raccomandato di non comprare prodotti nel mercato illegale e di non aggiungere o modificare i liquidi ufficialmente commerciati. Il prestigioso ente americano contestualmente si è rivolto anche al mondo dei consumatori di e-cig con nicotina stimolandoli a non tornare al consumo delle normali sigarette. Il paradosso della mancanza di regole negli Stati Unite riguarda anche i dosaggi di nicotina in circolazione. Sono leciti in US anche dosaggi di 50-60 mg di nicotina che da noi sono ampiamente fuori legge. In Europa ed in Italia le norme sono assai severe anche sulla pubblicità e chi contravviene va incontro a multe salate.
Nel triennio 2016-2019 il Ministero della Salute della Gran Bretagna riporta una ventina di inconvenienti lievi a causa del fumo elettronico: modesti episodi infiammatori regrediti a seguito della sospensione. Anche in Italia sono registrate poche situazioni di intossicazione lieve. Mai nessuno in Europa è stato ricoverato per gravi complicazioni polmonari o è morto a seguito di fumo elettronico e non si assiste ad alcuna epidemia. È possibile che la questione americana sia un po’ come quella delle armi, la mancanza di regole e del loro rispetto produce conseguenze gravi lì dove manca un comportamento ispirato al buon senso. Ne deriva che il mortale pericolo continua ad essere il fumo di tabacco. Una sigaretta bruciando libera 4 X 109 particelle con un diametro medi di circa 0,2 µm. Durante la combustione la temperatura è di circa 800° C. ed in corso di inalazione raggiunge anche i 910-920°C. Il fumo diretto si caratterizza al netto di acqua e nicotina, per oltre 5300 composti: gas neutri, carbonio, azoto,ossidi, ammidi, lattami,carbossilici, acidi, chetoni, esteri, aldeidi, chetoni, alcoli, fenoli, ammine, N-nitrosammine.N-eterociclici, idrocarburi alifatici ed aromatici policiclici (IPA), nitrili, anidridi,carboidrati, eteri, composti nitro e metalli. Il fumo di tabacco piace, gratifica ed induce dipendenza a causa della nicotina che è la sostanza psicoattiva legale più utilizzata al mondo. La International Agency for Research on Cancer (IARC) ha identificato 70 agenti cancerogeni nel tabacco non escludendo la possibilità della presenza di altri probabili cancerogeni quali gli oltre 500 IPA. La sigaretta bruciando libera anche monossido di carbonio (CO). Un gas inodore, incolore e insapore, non irritante ma altamente tossico che impedisce all’ossigeno di legarsi all’emoglobina del sangue. La concentrazione fisiologica di carbossiemoglobina nei non fumatori è compresa tra lo 0,3 e lo 0,7 %. Nei fumatori la concentrazione di carbossiemoglobina (CO legato all’emoglobina ) è mediamente del 4% ma nei forti fumatori essa può raggiungere anche il 15-20%. Livelli di carbossiemoglobina inferiori al 10% (possibili nei medi fumatori) provocano scarsi sintomi clinici come una riduzione della vigilanza e della massima capacità lavorativa. A livelli del 10-30% (possibili nei forti e fortissimi fumatori) si manifestano cefalea, nausea e vertigini fino a riduzione del visus e delle funzioni cognitive. Ancora poco divulgata ma ben conosciuta è la radioattività del fumo di sigaretta sostenuta dal Polonio 210 che origina dai fertilizzanti del tabacco. Da non trascurare è il pesante impatto ambientale delle cicche che ogni anno secondo le stime del US National Oceanic and Atmosferic Administration produce la morte di almeno un un milione di pesci e uccelli marini e di circa centomila mammiferi. Ed infine le cicche rilasciano metalli pesanti tra cui cadmio, ferro, arsenico, nichel, rame, zinco e manganese.
È dimostrato che la sigaretta elettronica riduce in maniera assai importante questa tossicità a potenzialità letale. Il monossido di carbonio addirittura si normalizza con l’uso di svapo in luogo del fumo di tabacco.. La Cochrane Tobacco Addiction Review, uno studio indipendente che prende in considerazione i migliori lavori scientifici disponibili, suggerisce che per i fumatori di sigarette convenzionali, il passaggio a sigarette elettroniche potrebbe portare a significativi miglioramenti della salute. Affermazioni in sintonia con il Royal College of Physicians di Londra che si è basato sul confronto della composizione di cancerogeni e tossici tra e-cig e normale sigaretta. Infine il rapporto del Public Health England del 2018 segnala che nel vapore elettronico è stata reperita una riduzione delle sostanze chimiche cancerogene compresa tra il 90 ed il 95% rispetto alla tradizionale sigaretta e che le sigarette elettroniche potrebbero aver contribuito a far smettere di fumare decine di migliaia di persone in Inghilterra.
Ci sono anche evidenze di tossicità del vapore elettronico osservate nel corso di sperimentazioni che utilizzano linee cellulari in coltura e topini di laboratorio ed è da sottolineare che i dati sperimentali non possono essere tradotti in automatico sull’essere umano ed andrebbero confinati al dibattito scientifico.
Relativamente all’interesse della e-cig ai fini della cessazione ultime ricerche propongono dati assai interessanti: sembrerebbe che la nicotina assunta tramite vapore elettronico potrebbe essere più efficace della nicotina in formato farmacologico. Ovviamente vi sono anche evidenze opposte ma il tempo è galantuomo ed alla fine ci dirà come stanno veramente le cose. Nel Centro Antifumo dell’ Ospedale San Giovanni Bosco di Torino molti fumatori che non riescono a smettere chiedono assistenza per l’uso a sigaretta elettronica e questo in un fumatore costituisce certamente un importante cambiamento in direzione della salute. Non sarebbe giusto girare le spalle a questa gente.
Per ora non si può non prendere atto con speranza e con la dovuta prudenza, della pragmatica posizione del Ministero della Salute della Gran Bretagna. Non mancano timori che la sigaretta elettronica possa essere utilizzata dai giovani per iniziare a fumare nella convinzione che garantisca un “fumo sano”. Questo è frutto di una comunicazione sbagliata o peggio “orientata” come confermano anche in questo caso esperti inglesi. Risulta infatti che meno dell’1% dei giovani in Gran Bretagna si accosti per la prima volta al fumo elettronico mentre negli US le percentuali sono decisamente più alte. Gli inglesi ci spiegano che da loro il fenomeno è irrilevante perché tutta la comunicazione ha presentato il fumo elettronico per quello che realmente è nell’idea originale del suo inventore: un sostituto della normale sigaretta e non come un modo di fumare ‘sano’. Insomma certe cose che capitano negli US esprimono i forti contrasti ed anche le insufficienze ed i paradossi di quel sistema e vi è una tale specificità che gli accadimenti non possono essere automaticamente calati nella realtà europea. Nel nostro continente le regole non mancano e neppure i controlli e la presenza degli organi di vigilanza è attenta e costante. Nulla ovviamente può garantire maggiormente un fumatore elettronico che utilizzare prodotti di qualità evitando acquisti “al risparmio del risparmio” tramite web.
Infine lo switch a sigaretta elettronica per un fumatore incallito che non riesce a smettere o che non vuole smettere rappresenta un grande cambiamento espressione, pur nella difficoltà, di un’attenzione verso la propria salute e costituisce un punto di svolta importante al quale possono seguire altri utili cambiamenti. Dunque, attenzione, prudenza e speranza ma soprattutto “la salute al centro” perché è un bene che non ha prezzo.
(tratto dalla rivista bimestrale Sigmagazine #17 novembre-dicembre 2019)

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