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Sigarette elettroniche, 3 anni di Tpd: cosa è cambiato, cosa cambierà

Il 20 maggio 2017 rappresenta una data storica per il mondo della sigaretta elettronica italiana: la Direttiva europea sui tabacchi e liquidi da inalazione entra ufficialmente in vigore e a pieno regime.

Il 20 maggio 2017 rappresenta una data storica per il mondo della sigaretta elettronica italiana: la Direttiva europea sui tabacchi e liquidi da inalazione entra ufficialmente in vigore e a pieno regime. Nonostante l’Italia l’avesse recepita già a gennaio dell’anno precedente, è soltanto nel 2017 a diventare pienamente operativa. E, per mera coincidenza, in occasione della fiera di settore Vapitaly.
All’epoca i sentimenti dominanti tra i produttori e i rivenditori erano la speranza e la paura. Speranza di poter finalmente avere un settore regolamentato; paura perché si sarebbero dovuti affrontare ostacoli interpretativi che avrebbero impiegato mesi per essere diramati. E infatti andò esattamente così. Anzi, alcuni temi, tra cui la definzione di sigaretta elettronica, ancora oggi sono incerti. Ma la prassi ha poi calmato gli animi, facendo raggiungere il tacito accordo che per sigaretta elettronica si intende uno strumento pronto per l’uso (kit) oppure precaricato oppure con cartucce usa e getta.
Nonostante i ritardi iniziali dovuti alla fase di rodaggio, nel 2017 i produttori e gli importatori hanno dovuto approcciarsi al portale europeo Eu-Cig, lo strumento che, come da Tpd, permette la notifica dei prodotti sei mesi prima della loro immissione in commercio. Il formulario standard stabilito dalla Commissione europea chiede dettagli sulla composizione, sulla presentazione del prodotto, sulla tossicologia e classificazione dei singoli ingredienti, dati analitici relativi al contenuto in nicotina e le emissioni chimiche, oltre che dati sui volumi di vendita e altre informazioni di carattere commerciale. La Commissione si fa poi carico di trasmettere e rendere questi dati accessibili alle autorità di riferimento dei singoli Stati membri che vengono indicati in notifica; per l’Italia queste autorità sono il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia.
Se oggi i liquidi pronti o contenenti nicotina possono essere venduti solo in confezioni da 10 millilitri lo si deve proprio alla prima revisione della Direttiva sui tabacchi (che proprio per questo prende il nome di Tpd2) che ne ha fissato il limite. Così come ha disposto il livello di concentrazione massima di nicotina a 20 milligrammi per millilitro. Cosa ha significato questo? La scomparsa dal mercato di bottiglie da un litro di nicotina, che era proprio l’obiettivo che si era posto il legislatore. Ma la Tpd formalmente si prefigge anche lo scopo di tutelare i minori. Ed ecco che allora intervengono le norme sulla sicurezza (tappo a prova di bambino e sistema antisgocciolamento) e sulla pubblicità (divieto totale ad eccezione della stampa di settore rivolta agli operatori). Le confezioni di e-cig e liquidi contenenti nicotina devono ospitare le avvertenze e le indicazioni di sicurezza con il contatto del centro antiveleni. Inoltre è fatto divieto di produrre liquidi con vitamine, caffeina o taurina o altri composti stimolanti che presentino una connotazione di energia e di vitalità o  di aggiungere alla miscela additivi con proprietà coloranti del vapore.
Se l’Europa ha affidato ai ministeri della salute nazionali un ruolo centrale, l’Italia, con il passare degli anni, ha addirittura rafforzato le incombenze, cedendo la gestione e l’ordinamento della filiera commerciale al Ministero dell’economia, per tramite dell’Agenzia delle dogane e monopoli. L’imposta di consumo sui liquidi da inalazione negli anni è stata più volte modificata, toccando un valore massimo di circa 50 centesimi per millilitro e uno minimo (quello attuale) di 4 centesimi e di 8 centesimi, a seconda se ci sia o meno la nicotina.
La Tpd è servita a qualcosa o “si stava meglio quando si stava peggio”? Col senno del poi è facile parlare ma senza ombra di dubbio la risposta non può che essere affermativa: sì, la Tpd è servita, e anche molto, a normalizzare il settore. A prescindere da tecnicismi o dalle minori o maggiori percentuali di nicotina, o dalle dimensioni del foro d’ingresso dell’atomizzatore, il grande merito della Tpd è stato di aver strappato la filiera del vaping dagli artigli delle organizzazioni sanitarie. E a quel punto non ci sarebbe stato più futuro, se non quello pianificato e realizzato dall’organizzazione mondiale della sanità, dall’agenzia del farmaco e dalle farmacie.
In sede europea si è ricominciato a parlare di direttiva europea. Il prossimo anno ci sarà la seconda revisione. Il legislatore potrà dunque intervenire per aggiustare il tiro sulle norme che destano ancora perplessità. Alla discussione saranno chiamati tutti i protagonisti del mercato e per la prima volta anche i consumatori, aspetto fondamentale perché potrebbero essere proprio loro l’ago della bilancia, motivati non da interessi commerciali ma da esperienza e passione.

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