CONDIVIDI

di Barbara Mennitti

La sigaretta elettronica è una via di uscita dal rischio mortale del tabagismo alla portata di ogni fumatore ed in particolare appare utilissima per i pazienti pneumologici e cardiologici”. Lo afferma il professor Fabio Beatrice, responsabile del Centro Antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino commentando lo studio dei ricercatori del Danderyd University Hospital del Karolinska Institute di Stoccolma (Svezia), diretti da Magnus Lundbäck, presentato nel corso del recente Respiratory Society International Congress di Milano. Già ieri ci eravamo occupati dello studio riportando le riflessioni del professore australiano Colin Mendelsohn, che aveva definito le conclusioni dello studio “irresponsabili”.
Beatrice è altrettanto duro nei confronti dei ricercatori svedesi: “Il danno vascolare permanente sul sistema cardiovascolare – dichiara – è dovuto ai prodotti della combustione che danneggiano l’endotelio, favorendo la formazione di trombi e relative conseguenze quali ictus e infarto. Combustione che è assente nelle sigarette elettroniche. Ecco perché l’affermazione secondo cui le ecig sarebbero dannose per ‘cuore e arterie se contengono nicotina’ evidenziano una imbarazzante e scarsa conoscenza sugli effetti e le dinamiche del tabagismo”. E continua: “L’affermazione secondo cui gli effetti della nicotina determinerebbero un modesto innalzamento temporaneo della pressione del sangue, tramite i meccanismi che l’Autore semplifica, appare un po’ come la scoperta dell’acqua calda: sono semplicemente gli effetti della nicotina che è anche il farmaco più utilizzato al mondo nel sostegno terapeutico dei fumatori che desiderano smettere. Lo studio, tra l’altro, inquadra la sigaretta elettronica in un contesto che pare non appropriato e molto distante da obiettivi di salute. Non c’è alcun riferimento nelle parole dei ricercatori al concetto di riduzione del rischio e al rapporto in termini di tossicità generale tra l’uso di una normale sigaretta e una ecig”.
La critica del professore torinese non risparmia l’atteggiamento della European Respiratory Society. “In un contesto come come il recente congresso di Milano – commenta  il messaggio più logico da passare sarebbe stato quello per cui la sigaretta elettronica rappresenta attualmente un formidabile strumento di aiuto per malati fumatori di interesse pneumologico. La ecig infatti abbatte in maniera pressoché totale gli 83 cancerogeni di classe A presenti nella normale sigaretta, azzera il pericolosissimo monossido di carbonio e riduce drasticamente decine di sostanze pesantemente irritanti per l’apparato polmonare. In sintesi, riduce il rischio del 95%, secondo letteratura scientifica oramai consolidata. Certo, la sigaretta elettronica deve contenere nicotina, possibilmente nei termini adeguati a soddisfare il fumatore, affinché questi possa abbandonare la tradizionale sigaretta e ridurre del 95% il suo rischio. D’altra parte, offrire una sigaretta elettronica senza nicotina ad un fumatore sarebbe un’azione destinata con certezza al fallimento e alla prosecuzione dell’utilizzo delle sigarette tradizionali”.
La sigaretta elettronica – conclude Fabio Beatrice – ha un grande interesse come strumento di riduzione del rischio e non come proposta ‘sana’, cosa che nel contesto in cui è avvenuta la comunicazione appare fuorviante. È una via di uscita dal rischio mortale del tabagismo alla portata di ogni fumatore ed in particolare appare utilissima per i pazienti pneumologici e cardiologici. In definitiva questa proposta scientifica dimostra come sia ancora lunga ed in salita la comprensione del concetto di riduzione del rischio e quanto ancora ci sia da fare in termini scientifici e culturali non solo tra la popolazione ma anche nell’ambito della categoria sanitaria“.