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di Stefano Caliciuri

Ottocento visitatori, settanta stand. I numeri della tappa veronese del T2000, la fiera organizzata dalla Federazione italiana tabaccai possono non far strabuzzare gli occhi ai vaper abituati a ben altre cifre ma segnano il record di presenze dal 2006 ad oggi. Tra gli espositori hanno tenuto banco gli stand dei produttori o distributori di sigarette elettroniche, gli unici stand ad aver registrato una affluenza costante di pubblico. I marchi del vaping rappresentati sono stati Categoria, Dea, Fumador, Five Pawn’s, Vitruviano Juice. La curiosità e l’interesse dimostrato dai tabaccai spinge a pensare che l’attrattiva esercitata da questi nuovi strumenti di riduzione del rischio sia molto alta. Unico competitor a livello di partecipazione è stato lo stand della Philip Morris al cui interno si trovava soltanto il riscaldatore di tabacco, lo strumento alternativo alla sigaretta tradizionale ma non classificabile come vaporizzatore poiché produce fumo.
Il tabaccaio del Terzo Millennio è sempre più orientato a diversificare il proprio business. Mentre sino a qualche anno fa era esclusivista dei prodotti da fumo, ora invece tende ad aggiungere nelle vetrine anche prodotti diversi e di largo consumo. Si spiega così la presenza al T2000 di aziende produttrici di dolciumi, biglietti d’auguri, magliette personalizzate, pelouche, ma anche sistema d’antifurto, spray urticanti, assicurazioni, connessioni per servizi online e on demand, distributori automatici. A proposito di questi ultimi, erano ben sei le aziende produttrici che dimostravano il funzionamento del loro prodotto. Due di esse avevano anche distributori pensati per la sigaretta elettronica aprendo dunque una nuova frontiera nell’evoluzione del negoziante specializzato in vaping. Sottotono lo stand della grande distribuzione anche perché il settore dei tabacchi è pressoché monopolizzato da Logista, la società facente capo alla multinazionale del tabacco Imperial Brands, detentrice del marchio Fontem Ventures.
Nei prossimi anni potremmo dunque vedere una trasformazione del classico tabaccaio in una sorta di drugstore all’americana in grado di soddisfare le primarie esigenze o le mancanze dell’ultimo minuto. E’ in questa ottica che potrebbero rientrare anche le sigarette elettroniche, soprattutto quelle a sistema chiuso che non hanno necessità di troppe spiegazioni e che fungerebbero da entry level per chi volesse un primo approccio con la vaporizzazione. Certamente i tabaccai non potranno mai avere la varietà di scelta e il tempo da destinare al singolo cliente che continueranno ad essere il vero punto di forza dei rivenditori specializzati.