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di Barbara Mennitti

Sarà pubblicato sul numero di giugno della rivista Food and Chemical Toxicology il nuovo studio di un team di ricerca dell’Università di Patrasso fra cui compaiono anche Konstantinos Farsalinos e Eleni Kamilari. I ricercatori greci hanno verificato ed eventualmente misurato la presenza di metalli pesanti nei liquidi di ricarica per sigarette elettroniche e hanno riportato i risultati nella ricerca intitolata appunto Detection and quantitative determination of heavy metals in electronic cigarette refill liquids using Total Reflection X-ray Fluorescence Spectrometry. Si tratta di un tema mai passato di moda e che ha spesso suscitato allarmi e diffidenza nei confronti del vaping e quindi Farsalinos e i suoi colleghi hanno deciso di vederci chiaro. Per determinare la presenza e la quantità dei metalli pesanti hanno utilizzato la fluorescenza a raggi X a riflessione totale, metodo ritenuto idoneo per i tempi brevi di analisi, la capacità di analizzare contemporaneamente diversi elementi, di funzionare su piccoli campioni e con costi contenuti.
Con questo metodo sono dunque stati analizzati – spiegano gli autori della ricerca – un vasto numero di liquidi pronti disponibili in commercio, così come i singoli elementi che li costituiscono. L’equipe medica, in particolare, si è concentrata sulla presenza di cadmio, piombo, nickel, rame, arsenico e cromo. Tranne questi ultimi due, tutti gli altri sono risultati presenti nei liquidi di ricarica per la sigaretta elettronica. È un risultato che deve destare allarme? No, spiegano gli autori, perché le concentrazioni di metalli pesanti riscontrata era al di sotto del limite imposto dalle autorità per i medicinali da inalazione. E, soprattutto, di molto inferiori a quelle contenute nel fumo di sigaretta. E sebbene, notano gli autori, in alcuni componenti degli eliquids – come la nicotina o gli aromi – la presenza di metalli pesanti superasse i limiti prescritti, il fatto che vengano diluiti non li rende pericolosi per la salute.