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Sigaretta elettronica e disfunzione erettile: un nuovo falso allarme mediatico

La preoccupazione lanciata da molti media non trova riscontro nello studio americano, che non parla mai di nesso di causalità.

Ci risiamo. Il nuovo allarme sulla sigaretta elettronica è legato alla disfunzione erettile. E, naturalmente, il tema pruriginoso era un’occasione troppo ghiotta per i media di tutto il mondo (Italia compresa) per farselo sfuggire. Il lavoro in questione è stato condotto da ricercatori della New York University, della John Hopkins University, entrambe negli Usa, e della Mohammed Bin Rashid University of Medicine and Health Sciences di Dubai (Emirati Arabi Uniti), coordinati da Omar El-Shahawy. Si intitola “Association of E-Cigarettes with Erectile Dysfunction: The Population Assessment of Tobacco and Health Study” ed è stato pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine.
Chiariamo subito che gli stessi autori non parlano mai di nesso di causalità fra uso della sigaretta elettronica e disfunzioni dell’erezione, ma piuttosto di associazione. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, perché non si tratta di uno studio in cui si è osservato un gruppo di uomini, magari con metodologia a singolo o doppio cieco e con gruppo di controllo. Gli autori hanno esaminato i dati del Population assessmento of tobacco and health study (Path) 2016-2018, restringendoli ai partecipanti maschi con più di 20 anni. Dal campione iniziale di circa 45mila uomini fra i 20 e i 65 anni che avevano risposto al questionario Path, i ricercatori ne hanno trovati 13mila con disfunzione erettile, che sono diventati 11mila una volta esclusi quelli con malattie cardiovascolari (nota causa del problema). Fra questi, gli autori del lavoro hanno riscontrato che c’era una maggior incidenza di disfunzione erettile fra chi svapava quotidianamente, rispetto a chi non aveva mai usato l’e-cig.
Gli autori dichiarano di aver tenuto in considerazione il passato di fumatori del campione. Ma nonostante questo, lo studio non è in grado di fornire ulteriori dettagli sui partecipanti. Per esempio lo stress, l’assunzione di particolari farmaci o altro. Notano, anzi, che il problema era meno diffuso fra gli uomini che dichiaravano di svolgere attività fisica con qualsiasi frequenza settimanale, rispetto a chi non faceva nessuna attività. Il che può far pensare che ci possa essere un problema di stili di vita poco salutari in generale fra chi riscontrava il problema. D’altronde il recente successo dei farmaci contro la disfunzione erettile dimostra quanto la condizione sia diffusa, sebbene chi ne soffra abbia poca voglia di parlarne.
Lo studio, peraltro, elenca i suoi stessi limiti in un lungo paragrafo. Non ci sono dati sulla temporalità dell’uso e dell’abbandono dell’e-cig e lo sviluppo della disfunzione erettile “e quindi sulla cusalità”, né si sa se il problema possa essere reversibile. La fonte, cioè il Path, non forniva dati sull’uso di farmaci che possono avere la disfunzione come effetto collaterale (diuretici tiazidici; beta-bloccanti; e antidepressivi, inclusi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e antidepressivi triciclici). Niente si sa dei liquidi per inalazione consumati dai partecipanti. L’analisi dei ricercatori si à basata su dati auto-riportati “che sono tutti soggetti a classificazione errata, richiamo e bias di desiderabilità sociale”. Inoltre vi era una singola domanda sulla disfunzione erettile e non un questionario convalidato per valutarla in modo completo. “Lo studio – si legge – potrebbe non essere riuscito a catturare pazienti con sintomi lievi o identificare persone con disfunzione erettile che potrebbero non avere una diagnosi clinica di disfunzione erettile”.
Insomma, gli autori stessi rilevano di aver trovato una associazione statistica fra l’uso dell’e-cig e la disfunzione erettile, ammettendo di non essere in grado di stabilire un nesso di causalità e chiedendo ulteriori studi e indagini sull’argomento. Ma messa così, la questione non avrebbe avuto lo stesso impatto sul pubblico.

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