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di Barbara Mennitti

In molti ricorderanno lo studio pubblicato nel 2015 dal New England Journal of Medicine intitolato “Hidden Formaldehyde in E-cigarette aerosol”, condotto da R. Paul Jensen della Portland University. La ricerca sosteneva che la formaldeide prodotta dalla sigaretta elettronica fosse di gran lunga superiore a delle sigarette tradizionali. La notizia esplose sui media e si rincorse sui titoli delle testate di tutto il mondo: l’ecigarette – dicevano in sostanza – fa più male del tabacco.
In molti puntarono il dito contro le condizioni in cui erano stati condotti i test di laboratorio: wattaggi troppo alti non supportati dalle resistenze che generavano i cosiddetti “tiri a secco”. Un difetto che è stato riscontrato purtroppo anche in uno studio più recente. Ma a poco servirono gli sforzi di chi cercava di spiegare che nessuno riuscirebbe a svapare nelle condizioni utilizzate per le misurazioni del test (una ecig di vecchia generazione con un settaggio di 5 V per un periodo di tempo insostenibile). Il danno era fatto per la reputazione della sigaretta elettronica e per la salute di tanti fumatori scoraggiati dal passare al vaping. Per sgombrare definitivamente il campo da questo nocivo equivoco, il cardiologo greco Konstantinos Farsalinos ha replicato esattamente il test di Jensen, pubblicando i risultati sulla rivista Science Direct, Food and Chemical Toxicology in uno studio intitolato “E-cigarettes emit very high formaldehyde levels only in conditions that are very adverse to users: A replication study under verified realistic use conditions”. Farsalinos ha utilizzato le stesse sigarette elettroniche di vecchia generazione e gli stessi liquidi usati da Jensen, registrando però quando si arrivava al tiro a secco. Il risultato dello studio dimostra che in condizioni di uso realistiche, i livelli di formaldeide nelle sigarette elettroniche sono di gran lunga più bassi di quelli riscontrati in quelle di tabacco. Dunque “gli alti livelli di emissione di formaldeide riportati da un precedente studio – conclude Farsalinos – erano causati da condizioni di utilizzo irrealistiche, che causano il sapore sgradevole dei tiri a secco e sono quindi evitate dall’utilizzatore”.

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