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Sigarette elettroniche tra i giovani, l’emergenza esiste solo sui media

A chiunque segua anche distrattamente il dibattito sul vaping a livello mondiale, non è potuto sfuggire come negli Stati Uniti si stia creando un clima da caccia alle streghe. Quotidianamente i media rilanciano l’allarme su questo pericolo che incomberebbe sulle nuove generazioni e qualche giorno fa il senatore democratico Charles Schumert ha chiesto alla Food and Drug Administration di proibire immediatamente gli aromi come caramella o biscotto, che possono attirare i più giovani. Come se gli adulti non amassero il gusto dei biscotti o dei dolci, ma tant’è. Un’intera nazione si sta agitando per una presunta emergenza, quella dei giovani e del vaping. Anzi, della Juul, perché per i media Usa il colpevole ha il nome di un’azienda di San Francisco che produce una piccola ecig automatica delle dimensioni di una pen-drive. È stato addirittura coniato un neologismo, juuling, per indicare l’atto di utilizzare questo piccolo vaporizzatore a cartucce, che i minori riuscirebbero facilmente a nascondere dai genitori e dagli educatori.
L’allarme vaping e minori non è recente negli Stati Uniti e data alla fine di dicembre, quando l’allora Surgeon General Vivek Murthy – nel frattempo defenestrato dall’amministrazione Trump – pubblicò il famoso report E-cigarette Use Among Youth and Young Adult. Il documento è stato molto criticato e i dati su cui si basava riesaminati da Riccardo Polosa e Konstantinos Farsalinos che, in uno studio intitolato “A critique of the US Surgeon General’s conclusions regarding e-cigarette use among youth and young adults in the United States of America”, giudicavano il report di Murthy “fuorviante. I due professori rilevavano, inoltre, come nessuna evidenza scientifica supportasse che l’uso dell’ecig fra i giovani rappresentasse una preoccupazione di salute pubblica. Polosa e Farsalinos sono tornati sul tema lo scorso aprile con un nuovo studio intitolato “Frequency of Use and Smoking Status of U.S. Adolescent E-cigaretteUsers in 2015”, che ancora una volta ribadisce che il problema non sussiste. “L’uso dell’ecigarette – si legge infatti nelle conclusioni dello studio – è prevalente fra i giovani fumatori o che hanno fumato nei trenta giorni precedenti rispetto a quelli che non hanno mai fumato. Fra questi ultimi l’uso frequente della sigaretta elettronica è molto raro”.
E qualcosa sta lentamente arrivando persino sui media a grande diffusione. È il caso del New York Post che qualche giorno fa ha pubblicato un coraggioso editoriale di Abby W. Schachter, intitolato “The teen vaping epidemici is a myth”. La scrittrice e senior fellow dell’Independent Women Forum stigmatizza fortemente il comportamento dei media, portando a sostegno i dati del Center for Disease Control and Prevention: fra il 2011 e il 2016 la percentuale degli studenti superiori fumatori è scesa dal 22 al 14 per cento, mentre quella degli utilizzatori di ecig dal 2015 al 2016 è passata dal 16 all’11 per cento. Dunque di quale emergenza stiamo parlando? “L’idea alla base del vaping è quella di far passare i fumatori alla sigaretta elettronica – scrive Schachter – che secondo l’istituto di sanità inglese significherebbe adulti più sani, visto che i prodotti del vaping non comportano gli stessi rischi delle sigarette tradizionali”. “Ma invece di puntare a buoni risultati – afferma l’autrice – i proibizionisti vogliono solo il divieto perfetto”.
Secondo il New York Post le recenti azioni della Fda sono dovute proprio a questo clima martellante, che ha portato persino alcuni professionisti della salute a fare causa all’agenzia, chiedendo che si usasse la mano pesante con la sigaretta elettronica. “Il vaping – conclude Schacther – è meglio del fumo e a livello nazionale i giovani fanno poco dell’uno e dell’altro, ma attivisti estremisti gridano all’epidemia del vaping fra i giovani che non sembra esistere. Così i proibizionisti causano una regolamentazione basata sull’isteria e non sul buonsenso”.

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