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Crisi Usa, indagini CDC: campo ristretto ai prodotti contenenti Thc

Lo dichiara il capo dell'unità d'emergenza che indaga sui casi, associati per la maggior parte all'uso di cartucce illegali.

Abbiamo ristretto chiaramente il campo ai prodotti contenenti Thc, che sono associati alla maggior parte dei pazienti che presentano lesioni polmonari. Non abbiamo ancora identificato la sostanza o le sostanze specifiche, ma anche quando lo faremo non sarà una cosa che aiuterà necessariamente per informare il pubblico”. A spiegare l’avanzamento delle indagini sullo scoppio di malattie polmonari è la dottoressa Dana Meany-Delman, a capo della unità di emergenza del Centers for disease control and prevention (Cdc) che si sta occupando del caso. Lo fa ai microfoni di Public Health Readio, rispondendo a una domanda precisa circa le cause dell’improvvisa esplosione di casi. Molto del lavoro della squadra di epidemiologi, esperti della comunicazione, tecnici di laboratorio e medici coordinata da Meany-Delman, consiste nel sistematizzare i dati che arrivano dai singoli Stati degli Usa. E in tutti, finora, si evidenzia la preponderanza dell’uso di cartucce per sigaretta elettronica contenenti Thc, per lo più acquistate o reperite per canali illegali.
Dopo il report arrivato la settimana scorsa dallo Utah, che rivela come il 92 per cento dei ricoverati abbia ammesso il consumo di questi prodotti, infatti, è il Dipartimento della salute del Michigan a comunicare i risultati dei test preliminari condotti dalla Fda sui prodotti utilizzati da cinque pazienti ricoverati. Anche in questo caso, si rileva che la maggior parte dei pazienti aveva fatto uso di prodotti al Thc, con o senza nicotina. In uno dei prodotti analizzati, il Birthday Cake di Dank Vapes, è stata riscontrata una percentuale di acetato di vitamina E pari al 23 per cento. Il documento riporta anche delle analisi condotte su due prodotti al Thc dal Michigan Marijuana Regulatory Agency, che hanno rivelato una presenza di olio di vitamina E superiore al 40 per cento.
Il Dipartimento della salute del Michigan non è un organo favorevole al vaping, avendo lavorato gomito a gomito con il governatore Gretchen Whitmer per vietare la vendita di liquidi per sigaretta elettronica con gusti diversi dal tabacco. Eppure, nel documento in questione non può fare a meno di evidenziare che “sebbene le cause delle lesioni polmonari sono ancora ignote, la maggior parte dei pazienti riporta di aver usato prodotti al Thc”. “Una delle ipotesi al vaglio delle indagini – continua il documento – è che sostanze contaminati presenti nei prodotti al Thc per la vaporizzazione, compreso l’acetato di vitamina E, possano essere collegate alla malattia”. Un’ipotesi che trova conferma dai test effettuati in altri Stati. Il Dipartimento della salute dello Stato di New York ha infatti riscontrato la presenza di olio di vitamina E praticamente in tutti i prodotti analizzati, mentre i laboratori dello Utah lo hanno identificato nell’89 per cento dei campioni forniti da sei pazienti ricoverati.
Dunque, come dice Dana Meany-Delman, è abbastanza chiaro che il problema abbia origine nei prodotti contenenti Thc e lei stessa ricorda che il Cdc riusci a portare avanti una efficace campagna di prevenzione contro l’Aids, ben prima di aver identificato il virus che causava la malattia. Forse al momento ci sono abbastanza elementi per lanciare un allarme chiaro e univoco e non, come fanno invece le autorità sanitarie del Michigan, continuare a “sollecitare i cittadini a non usare le sigarette elettroniche o i prodotti del vaping, in particolare quelli contenenti Thc”. Proseguire a tirare in ballo uno strumento che aiuta le persone a smettere di fumare, non fa un buon servizio alla salute pubblica.

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