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Sigaretta elettronica e disinformazione: i danni sulla salute pubblica

Il cardiologo canadese Martin Juneau e il britannico Peter Hajek lanciano l'allarme: i fumatori non ricevono il messaggio corretto.

Sono in molti, in tutto il mondo, a suonare l’allarme sulla disinformazione sulla sigaretta elettronica e sui danni per la salute pubblica che questa sta facendo. E quando a lamentarlo sono medici, le affermazioni sono ancora più autorevoli. È il caso del dottor Martin Juneau, cardiologo che dirige l’Istituto di cardiologia di Montréal, che non ha esitato ad entrare in polemica con il direttore nazionale dell’Agenzia di salute pubblica canadese. Al contrario di quanto sostiene il direttore Horacio Arruda, ha spiegato Juneau a Quebec Radio, esistono molti studi che dimostano che la sigaretta elettronica è uno strumento efficace per smettere di fumare.
Il cardiologo ha spiegato di aver sperimentato in prima persona gli effetti positivi del vaping. “Quando i pazienti – ha spiegato – hanno tentato per anni di smettere di fumare, senza riuscirci, noi proponiamo la sigaretta elettronica. E, nella nostra esperienza clinica, otteniamo degli ottimi risultati”. Juneau riferisce di miglioramenti molto rapidi sulla salute cardiovascolare dei pazienti, dopo che sono passati al vaping. “Non ci sono dubbi – commenta – che sia meglio del fumo. Certo, non è l’ideale, si dice sempre che la cosa migliore sia l’aria pura. Ma, fra fumare tabacco e svapare, la maggior parte degli esperti seri ritiene che svapare sia preferibile”.
I danni dell’ondata di “false informazioni” degli ultimi mesi – che provengono anche, dice Juneau, dalle istituzioni di salute pubblica – stanno facendo grandi danni. “Ho dei pazienti – spiega – che ogni giorno mi dicono che vogliono tornare a fumare, perché sono preoccupati di quello che succede con le sigarette elettroniche. Una cosa deplorevole”. Il cardiologo conclude spiegando cosa ha causato le malattie e i decessi negli Usa, l’olio di vitamina E contenuto in liquidi illegali al Thc e raccomanda a consumare esclusivamente prodotti sicuri. E lo Stato – aggiunge – dovrebbe fare la sua parte e dare un messaggio corretto ai fumatori.
Gli fa eco, dall’altra parte del globo, il professore inglese Peter Hajek, sentito da Paul Gallagher di Inews. L’autore di importanti ricerche sulla sigaretta elettronica, lamenta “l’ondata di panico legata agli effetti cardiovascolari del vaping”. Effetti basati su studi – spiega – “in cui si versa liquido da inalazione su cellule in un vetrino, si avvelenano topi con enormi dosi di sostanze chimiche senza nessuna relazione con il modo di svapare delle persone, o si interpretano erroneamente come rischi per la salute gli effetti stimolanti della sigaretta elettronica, che sono simili a quelli di una tazza di caffè”.
Risultati che vengono, poi, puntualmente smentiti dagli studi randomizzati sugli esseri umani, come quello dell’Università di Dundee, il Vesuvius, che ha rilevato che la salute cardiovascolare dei fumatori migliora sensibilmente dopo solo quattro settimane dal passaggio al vaping. “Passare alla sigaretta elettronica – spiega Hajek – praticamente elimina qualsiasi ulteriore rischio di cancro che viene dal continuare a fumare. Ma a causa dell’ondata di disinformazione, molti fumatori sono disincentivati a passare all’e-cigarette, credendo non riduca il rischio di infarto e ictus”.
Sono molti i danni causati dall’isteria degli ultimi mesi e, alla fine dei conti, si pagheranno soprattutto in termini di salute pubblica. E, per recuperare, i medici dovranno essere coraggiosamente in prima linea.

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