Public Health England: “La sigaretta elettronica è una scelta intelligente”

Il direttore generale di Phe in visita all'ospedale di Sandwell che ha all'interno un negozio specializzato per prodotti del vaping.

La Gran Bretagna, ancora una volta, ci dimostra che un modo diverso di affrontare la lotta al fumo esiste e funziona. Lontani per natura dalle guerre ideologiche, i britannici hanno osservato il nuovo strumento di riduzione del danno, la sigaretta elettronica, con “laicità” e apertura mentale. Hanno visto che funzionava, che – al contrario delle terapie farmacologiche e degli altri rimedi a base di nicotina – era ben accettato dai fumatori, che certamente non era innocua, ma di sicuro riduceva drasticamente il danno del tabacco (del 95 per cento, secondo Public Health England). E così, mentre altri Paesi si arroccano su posizioni dogmatiche, le istituzioni sanitarie britanniche hanno smesso di aspettare il meglio (la cessazione totale) e hanno scelto il bene o, se preferite, il male minore. Hanno optato per il danno del 5 per cento che, a rigore di logica, appare preferibile ad uno del 100 per cento, certi che qualsiasi cosa si possa scoprire nel lungo termine sull’uso della sigaretta elettronica, non la renderà mai letale contro il fumo. E pazienza se gli ex fumatori continueranno a consumare nicotina.
Così mentre gli Stati Uniti facevano del vaping la nuova emergenza nazionale e gli attivisti anti-tabacco partivano per l’ennesima crociata contro la sigaretta elettronica; mentre l’Oms, con motivazioni quantomeno discutibili, suggeriva di proibirla e l’Unione europea meditava su come tassarla; mentre accadeva tutto questo, il Regno Unito puntava proprio sullo stesso strumento per sferrare il colpo definitivo al fumo. Lo consigliano le istituzioni sanitarie e i medici di base, lo regalano i centri antifumo, ne parlano i politici e il Ministro della salute lo ha appena inserito nel suo Libro Verde, quello che delinea la direzione della salute pubblica nei prossimi anni.
E, al contrario di quanto accade per esempio alle nostre latitudini, nel Regno Unito il numero dei fumatori continua a diminuire, mentre non si assiste a nessuna diffusione fra i giovanissimi, anzi. Forse questo accade perché la sigaretta elettronica viene presentata come uno strumento per fumatori puzzolenti, perché la consiglia il medico ed è spogliata da qualsiasi aura di trasgressione. In fondo a chi verrebbe mai in mente di trasgredire, utilizzando qualcosa che tua nonna ha preso in un centro antifumo? O che ha comprato in un ospedale?
Già perché, come i nostri lettori sanno, lo scorso luglio due negozi di sigarette elettroniche hanno aperto all’interno di altrettante strutture ospedaliere, come suggeriva Public Health England nel suo report sull’e-cigarette nel 2018. E proprio ieri il direttore generale dell’agenzia esecutiva del Ministero della salute, Duncan Selbie, ha fatto visita ad uno di questi ospedali, quello di Sandwell, e si è soffermato nel vape shop. Accolto dal personale che indossava magliette con la scritta “Smoke kill, kill smoking” (il fumo uccide, uccidi il fumo), Selbie ha elogiato l’impegno impegno contro il fumo della struttura, tappezzata di cartelli contro il tabacco (e pro vaping), e lo ha indicato come esempio da seguire. “Il fumo è ancora il principale assassino nel nostro Paese – ha commentato – e bisogna dare ogni tipo di sostegno ai fumatori, utilizzando tutti i tipi di sostituti della nicotina. Comprese le sigarette elettroniche, che sono una scelta intelligente per i fumatori”.

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